Architettura bioclimatica nel mediterraneo: dalle architetture ipogee ai trulli ai damusi

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Si è parlato negli approfondimenti precedenti quanto sia evidente negli archetipi tradizionali delle architetture l’influenza dei fattori climatici dal punto di vista formale e funzionale. In relazione al clima mediterraneo quindi i caratteri ambientali delle architetture sono connessi alle condizioni del clima ma anche, diversamente da altre zone, marcatamente legate a visioni che potremmo definire cosmogoniche, cioè in funzione di eventi naturali ancestrali. Possiamo dunque individuare diverse famiglie che racchiudono svariati tipi architettonici che ripropongono l’alleanza natura- ambiente costruito in maniera marcata.

Le architettura ipogee

Sicuramente tra questi è impossibile non citare l’architettura della terra, ovvero le architetture ipogee, realizzate dunque all’interno di elementi naturali esistenti. Nell’area mediterranea in particolare sono presenti alcuni esempi in Turchia (la città sotterranea in Cappadocia), gli insediamenti nella roccia in Tunisia e alle abitazioni rupestri diffuse in Spagna e in Italia.

Le architetture ipogee sfruttano lo scambio termo-igrometrico con il terreno che grazie alla sua grande inerzia termica tende a stabilizzare la temperatura interna e conferire condizioni quasi ottimali anche al variare delle stagioni. Queste architetture dunque si sviluppano quasi esclusivamente in presenza di climi caldi e aridi e assumono questa configurazione proprio in relazione ad esso e in alcuni casi anche per ragioni storiche di protezione dai nemici. Gli insediamenti rupestri invece sono delle dirette derivazioni dalle antiche abitazioni ricavate nelle caverne. Tra gli esempi più celebri i famosi Sassi di Matera che sono stati abitati fino alla metà del secolo scorso.

Le camere dello scirocco

Questi principi sono stati ripresi ad esempio nelle realizzazioni, sopratutto in Sicilia, delle cosiddette camere dello scirocco diversi secoli fa. Si tratta dunque di locali, realizzati nelle ville o in altre architetture spontanee, di diversa dimensione, in relazione alla grandezza di tutta l’abitazione, che hanno uno sviluppo sotterraneo con delle piccole aperture sul lato superiore per permettere l’illuminazione naturale.

Sono a tutti gli effetti degli spazi domestici, arredati e abitati durante i periodi più caldi (quando soffia lo scirocco, un vento sahariano proveniente da Sud Est) collegati con i resto dell’edificio mediante gallerie sotterranee.

Questa posizione consentiva appunto il mantenimento di temperature sufficientemente confortevoli anche durante i periodi di clima torrido. Non di rado le gallerie sotterranee erano percorse da canalette d’acqua che contribuivano ulteriormente al raffrescamento degli ambienti attraverso l’evaporazione (che sottrae calore all’aria circostante).

Queste camere di scirocco sono di forma circolare con copertura conica oppure quadrate/rettangolari con volta a botte. Nelle soluzioni più riuscite si hanno abbattimenti di temperatura superiori ai 10 gradi tra interno ed esterno.

I trulli pugliesi

I famosissimi trulli pugliesi che caratterizzano il paesaggio e gli insediamenti di una parte dell’altipiano delle Murge (in particolare sono conosciuti quelli di Alberobello) si caratterizzano per un comportamento climatico simile a quello ipogeo.

Il tradizionale trullo pugliese.

Il tradizionale trullo pugliese.

L’apparecchio murario è realizzato in pietra che consente una notevole inerzia termica e quindi una buona stabilizzazione della temperatura interna. La muratura infatti è realizzata a secco con spessori consistenti (addirittura fino a 2 metri) mentre la copertura è realizzata con materiali più leggeri.

La pianta è compatta di forma quadrata (o quasi quadrata) e la copertura è di forma conica; questa forma consente ad esempio d’inverno di trasferire il calore accumulato nella parte sommitale verso gli ambienti più bassi.

E’ predisposto un sistema di ventilazione caratterizzato dalla presenza di un apertura sommitale in corrispondenza della canna fumaria del focolare che permette una ventilazione trasversale notturna, eliminando l’aria calda e richiamando aria fresca esterna attraverso piccole fessure nella parte bassa della porta d’ingresso (che è l’unica apertura presente).

In origine i trulli erano di uso residenziale-agricolo e venivano usati spesso come strutture stagionale di carattere temporaneo; nel corso della storia invece ha assunto i caratteri tipici di edificio residenziale tradizionale.

Architetture del Salento

Se invece compiamo un viaggio verso il sud di questa regione, in particolare nel caldo e assolato Salento, troviamo soluzioni architettoniche differenti. Qui il clima rispetto alle Murge è più caldo e umido soprattutto in vicinanza delle coste.

Si tratta di edifici prettamente residenziali su uno o due piani di forma rettangolare realizzati tramite murature doppie in tufo con intercapedine e con copertura a volta leccese.

La volta leccese è un tipo di volta ribassata, caratteristica di questi luoghi, che viene costruita senza casseratura in legno (che è un materiale piuttosto raro e costoso in questi territori). L’impermeabilizzazione è realizzato con lastre di pietra leccese (un tipo di pietra di derivazione calcarea caratteristica) di piccolo spessore messe in opera con intonaco a calce.

Le aperture sono limitate ad una porta di ingresso (solitamente collocata sul lato Nord) e una piccola finestra ad Ovest.

Il dammuso di Pantelleria

Un’altra tipologia riconducibile agli esempi citati in precedenza è il dammuso, una tipologia caratteristica dell’isola di Pantelleria. Così come i più famosi trulli, i dammusi si caratterizzano per una forma compatta solitamente rettangolare, un orientamento che consente una maggiore protezione dalla azione dei venti freddi (il clima dell’isola è caratterizzato da una ventosità molto accentuata) che solitamente provengono da nord est e da soluzioni costruttive caratterizzate da una doppia parete in muratura con pietra a secco.

dammuso Pantelleria

Un dammuso a Pantelleria.

Tra le due pareti vi è una intercapedine riempita da pietrame di piccola taglia e la copertura è solitamente voltata a botte. Oltre alla apertura d’ingresso vi sono ulteriori piccole aperture lungo le pareti solitamente di forma circolare (che vengono solitamente denominate come occhi di pietra) che permettono la ventilazione notturna e l’accesso di una piccola quantità di luce.

Anche qui la grande inerzia termica conferita dalle pareti consente un maggiore comfort interno, la presenza di tetti a botte consente la dissipazione di calore durante la notte e le piccole aperture l’ingresso dell’aria per una ventilazione naturale. Nelle soluzioni più efficaci le temperature agostane all’interno degli edifici (che spesso sono realizzati in continuità l’uno con l’altro) sono raramente superiori ai 26 gradi. Queste tecniche di controllo e di raffrescamento naturale possono essere considerate le medesime che si realizzano nelle abitazioni salentine a volta leccese.

Esistono ulteriori esempi di tipologie architettoniche che si sono diffuse nel corso dei secoli di storia nell’area mediterranea di cui oggi possiamo ancora ammirare le fattezze.

Nella seconda parte di questo approfondimento sono trattate le tipologie a corte, a patio, cupolari e le torri del vento.

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