Biopellet all’arancia e fotovoltaico all’uva: dal CNR alcune novità

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Il CNR mette a punto il pellet all'arancia, nuovo combustibile molto virtuoso

Quando l’Italia sta per essere investita da una forte ondata di caldo (era ora), e una attesissima e ritardataria estate sta facendo capolino, ci giunge una buona, anzi ottima notizia, ma riguarda il prossimo inverno: potrebbe essere insolitamente caldo e profumato. Perché?

Il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), nonostante il periodo burrascoso che sta attraversando la ricerca italiana, fa parlare di sé anche grazie ad un interessante progetto, chiamato Refolo. Lo studio punta alla produzione di energie rinnovabili a partire da scarti alimentari. E le sue virtù sono polivalenti.

Iniziamo parlando del biopellet ricavato dalle arance.

Ogni anno infatti 300 mila tonnellate di agrumi finiscono in discarica, perché in eccesso, invendute, o a causa dei prezzi troppo bassi: i produttori stessi o la grande distribuzione a volte, in questo strano “bel paese”, preferiscono distruggere questo eccesso perché, come è facile intuire, ciò risulta addirittura più conveniente che lasciarlo sul mercato.

Inoltre, per lo smaltimento di bucce e fibre di agrumi non è possibile ricorrere al processo del biocompostaggio, per problemi chimici. Pertanto lo smaltimento di questo “rifiuto speciale non pericoloso” finisce per gravare come un onere ulteriore alla delicata catena economica legata alla produzione e commercio agricoli.

Il CNR ha pensato proprio a tutto, e così con un solo colpo potrebbe tendere la mano sia ai produttori, che potrebbero così avere introiti supplementari derivanti dalla vendita di biocombustibile, che ai consumatori che godrebbero di un comparto frutticolo più “rilassato” e quindi economicamente più equilibrato.

Ma non solo!

Riscaldamento a Biopellet

Il biopellet di origine agrumicola è davvero virtuoso. E vediamo subito perché:

– Come già detto sottrae alla discarica tonnellate di arance, bucce e fibre, il che è sempre un gran vantaggio per tutti.

– In biopellet all’arancia ha un potere calorifero davvero notevole: stimato tra i 6 e i 20 Mega Joule per chilogrammo, non ha nulla da invidiare a quello del legno.

– Il pellet classico utilizzato fino a questo momento per le apposite stufe contiene metalli, cloro e zolfo, a differenza del nuovo combustibile. Inoltre il virtuoso ritrovato produce una percentuale minore di cenere.

– Utilizzare il nuovo biopellet gioverà all’ambiente, in tutti i sensi, anche quello olfattivo: l’agrume, infatti, conserva il suo caratteristico odore anche dopo il processo di disidratazione spinta, che lo porta dritto dritto nelle stufe dei nostri ambienti domestici.

– Per utilizzare il nuovo biopellet è sufficiente disporre di una comune stufa a pellet.

Per utilizzare il nuovo combustibile si utilizza una comune stufa a pellet

Sul mercato se ne trovano diverse. A partire dai 600/700 euro fino a diverse migliaia, la stufa sta riprendendo il posto che le spettava, temporaneamente soppiantata da caloriferi a metano e condizionatori. Il nuovo combustibile non ha bisogno dunque di un particolare e specifico apparato.

Bisogna senza dubbio notare, nell’ultimo periodo, una tendenza crescente all’acquisto e all’utilizzo delle stufe, a legna ma soprattutto a pellet. Dunque la ricerca cade proprio a fagiolo. A fagiolo forse non proprio, ma forse presto anche ad uva e cereali. Infatti lo studio non si chiude con il combustibile-agrume, ma conta di ampliare il segmento di utilizzo a molti bio-scarti, andando così a frugare anche tra gli scarti dei comparti cerealicoli e viticoli.

NUOVE CELLE ELETTROFOTOVOLTAICHE AI FRUTTI

La stessa ricerca sta mettendo a punto anche celle fotovoltaiche a base di frutti

Ma il caro CNR vuole stupirci sempre più, e così anticipa la propria volontà e il proprio impegno per una causa utilissima, come al solito, e anche molto fantasiosa: portare sui nostri tetti, laddove spesso già svettano i pannelli fotovoltaici, arance, more, fichi d’india e uva. Non è uno scherzo, ma una possibilità concreta. Infatti, come ha spiegato alla stampa Gaetano di Marco, ricercatore dell’Ipcf (Istituto dei processi chimico-fisici) del CNR di Messina, dai pigmenti vegetali di questi frutti è possibile costruire delle cellette “foto elettrochimiche”. I pigmenti, utilizzati naturalmente dalle piante per la fotosintesi, sono in grado di produrre un flusso di elettroni, dunque energia elettrica, quando investiti da radiazioni luminose. Le cellette al silicio potrebbero presto avere un valido concorrente.

L'energia rinnovabile fa uso delle proprietà di piante e frutti , tra cui l'uva e gli scarti della potatura viticola.

Al momento l’efficienza di queste celle si aggira sul 2%, dunque per ora è lontana la commercializzazione. Ma gli studi lasciano ben sperare: le cellette vegetali si attivano con esigue quantità di radiazione e ci si augura che presto diventino paragonabili alle

cellette al silicio che ad oggi garantiscono attorno al 16% di efficienza.

Chi, come me, sta immaginando case adorne di fulgidi grappoli d’uva cadenti come riccioli daitetti… forse sbaglia. Ma chi aveva già una stufa a pellet o il fotovoltaico sulla propria casa o, perché no, sulla fabbrica, adesso ha delle belle possibilità in più.

La ricerca in Italia continua a dare i suoi frutti.

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One Response to Biopellet all’arancia e fotovoltaico all’uva: dal CNR alcune novità

  1. ben venga tutto ciò che valorizzi il connubio natura-genio umano. Speriamo di avere riferimenti certi dove approviggionarsi e controlli seri.
    Il procedimento è fattibile anche con limoni, bergamotti e manderini ?
    E’ già in corso la produzione e la vendita? A chi rivolgersi.
    Saluti. G.M.

    Gennaro Mariniello
    14/09/2010 at 08:44
    Rispondi

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