La sede della CCTV & TVCC a Pechino di Office for Metropolitan Architecture (OMA)

In questo progetto realizzato dall’Office for Metropolitan Architecture (OMA) il tema del grattacielo viene interpretato in maniera differente. Infatti le sperimentazioni formali degli architetti sono evidenti poiché si tratta di un edificio ad anello che gioca in maniera suggestiva con la forma, sviluppando un sistema  certamente innovativo che costituisce un elemento spaziale riconoscibile nell’intricato skyline pechinese.

Il progetto di Oma consiste in due edifici: uno ospita gli studi televisivi e gli spazi tecnici per le realizzazioni dei programmi e l’edificio adiacente  ospita servizi pubblici e un albergo. Quest’ultimo invece si caratterizza per uno sviluppo più convenzionale, caratterizzato da un’ampia base che si assottiglia e che forma una torre.

Entrambi gli edifici sorgono da una piattaforma, che è in parte interrata, che accoglie spazi dedicati alle trasmissioni televisive, alla ricerca e alla formazione. L’edificio può essere percorso mediante un ponte di collegamento posto in sommità, in cui sono collocati gli uffici e da cui è possibile scorgere l’esterno non solo attraverso pareti vetrate laterali ma anche mediante il pavimento di vetro trasparente, posizionato nella sezione più elevata.

Vista del grattacielo per la nuova sede della CCTV.

Le torri in alzato sono inclinate di circa sei gradi e sono collegate mediante questo ponte che però non differisce dalla struttura delle torri e si configura come un continuum degli elementi verticali, costituendo dunque l’insolita forma del grattacielo. Strutturalmente l’edificio è composto da un sistema in acciaio e il rivestimento esterno è stato realizzato in vetro.

In merito al progetto Ole Scheeren, responsabile dell’intervento per conto di OMA ha dichiarato:
“Dopo 6 anni di intensa collaborazione con il nostro cliente CCTV, i nostri partner cinesi ECADI, e gli ingegneri di ARUP, siamo molto contenti di vedere il completamento del progetto in tempo per le Olimpiadi. Ora che l’edificio è finalmente visibile dai cittadini, l’edificio assume la figura tridimensionale di un loop  allo skyline di torri di Pechino. Sembra grande ma a volte può sembrare piccolo, e da ogni angolazione offre una prospettiva completamente diversa di lettura. Siamo fiduciosi di vedere l’edificio emergere come simbolo di collaborazione e di cambiamento “.

Tina di Carlo, che si occupa di architettura e design al museo MOMA di New York, ha dichiarato in merito al progetto di Pechino:
“Il progetto è uno dei più visionari del modernismo in architettura e non solo. Spinge i limiti dell’architettura, non solo formalmente ma, soprattutto, socialmente, culturalmente e tecnologicamente attraverso la reinvenzione del grande edificio. Le varie funzioni degli edifici, la loro articolazione spaziale e di organizzazione, sono stati completamente ripensati per sviluppare un nuovo tipo di costruzione collettiva con un grande potenziale per il cambiamento sociale e urbano. ”

Office for Metropolitan Architecture (OMA)

OMA è uno studio di architettura molto importante nella realtà progettuale mondiale che si occupa di progettazione architettonica, urbanistica e analisi culturale della disciplina. Lo studio e l’applicazione di OMA volge i progetti su uno studio molto avanzato delle forme e che cerca di interpretare in maniera innovativa il progetto di architettura nel suo sviluppo formale e d’uso. OMA è guidata da sette partner – Rem Koolhaas, Ellen van Loon, Reinier de Graaf, Shohei Shigematsu, Iyad Alsaka, David Gianotten e Managing Partner, Victor van der Chijs – e ha la sede dello studio di architettura in diversi angoli del globo: a Rotterdam, New York, Pechino, e Hong Kong.

Il lavoro di Rem Koolhaas e OMA ha vinto diversi premi internazionali tra cui il Pritzker Architecture Prize nel 2000 (che è il premio di architettura più prestigioso, equivalente al Nobel) , il Praemium Imperiale (Giappone) nel 2003, la RIBA Gold Medal (UK) nel 2004, il Mies van der Rohe – Premio dell’Unione europea per la architettura contemporanea (2005) e il Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia 2010.

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