Certificazioni energetiche e fonti rinnovabili: un modo per contenere i consumi

In questa sede è già stata affrontata la questione del deferimento dell’Italia di fronte alla Corte di Giustizia Europea per non aver recepito in modo corretto le normative riguardanti il risparmio energetico.

Il giorno dopo questo deferimento è stata emanata l’ultima parte della norma tecnica Uni – Ts 11300. La conclusione di questo importante quadro normativo era attesa ormai da tempo, grazie a questa ultima parte si spera che finalmente il quadro normativo in merito alle certificazioni energetiche degli edifici trovi una sorta di uniformità sul territorio nazionale.

UNI-TS-11300-4

UNI-TS-11300-4

Questo ultimo tassello riveste una particolare importanza, poiché chiarisce molti punti in merito al calcolo del consumo delle energie rinnovabili, alla produzione di acqua calda sanitaria all’interno delle abitazioni e al sistema di riscaldamento contenuto in esse. La speranza è davvero quella che si riesca ad elaborare un quadro normativo uniforme, il più lontano possibile dall’attuale mosaico di norme spesso incomplete e spesso no applicate.

Rapporto 2012 sulle certificazioni energetiche

Il rapporto 2012 sulle certificazioni energetiche, coordinato dal Comitato termotecnico Italiano, ha fotografato l’esatta situazione del nostro paese fino al dicembre 2011. Per esempio quest’indagine ha evidenziato che né la Lombardia, né la provincia autonoma di Bolzano si servono delle norme tecniche nazionali contenute nel pacchetto UNI/TS 11300. Il fatto ancor più grave della situazione energetica italiana è che la maggior parte delle Regioni accetta di buon grado l’autocertificazione in classe G della maggior parte degli immobili. Questa autocertificazione ovviamente può essere redatta in modo totalmente indipendente dai proprietari stessi, ed è proprio uno dei punti che ha portato l’Italia verso il deferimento della Corte di giustizia Europea e la conseguente mora.

Edifici e consumo energetico

Classificazione energetica

Classificazione energetica

Forse in pochi sapranno che nell’intera Unione Europea gli edifici impiegano circa il 40% del consumo energetico e sono responsabili per almeno il 36% delle emissioni di CO2 nell’atmosfera.

La volontà è quella di ridurre il prima possibile, ed in maniera piuttosto sensibile, queste cifre. Ed è per questo che è necessario adeguarsi alle norme europee, ciò sarà utile anche per combattere il riscaldamento climatico, oltre che per ridurre in maniera significativa i consumi energetici.

Direttiva comunitaria 2010/31/UE

Nell’ultima direttiva emanata dalla Comunità Europea si impone che entro il 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione rispettino i “consumi quasi zero” di energia. Per quanto riguarda gli edifici pubblici si anticipa tutto di due anni, cioè al 2018.

Inoltre la 2010/31/UE dispone l’istituzione di un quadro metodologico comparativo per calcolare i livelli ottimali di consumi e relativi costi per ottenere i requisiti necessari per edifici con prestazioni energetiche minime.

Con l’ultima parte di questa norma si spera di uscire dalla confusione italiana e di recepire in maniera corretta tutto ciò che riguarda le certificazioni

Prestazione energetica globale

Prestazione energetica globale

energetiche.

Le norme sono obbligatorie e si dividono in quattro ambiti fondamentali. Le prime tra parti si occupano di stabilire i parametri per i calcoli del fabbisogno energetico degli edifici, la quarta parte infine regolamenta il calcolo per la produzione di energia esclusivamente attraverso fonti rinnovabili.

Pare superfluo dire che il recepimento in maniera corretta di questa norma della comunità europea potrebbe rappresentare un volano per la crescita economica del nostro paese, nonché un enorme risparmio economico. E’ necessario però prevedere un’attenta pianificazione a lungo termine, solo in questo modo si potrà adeguare il nostro patrimonio edilizio, cercando il più possibile di rilanciare il mercato.

 

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