Un esempio di collaborazione professionale tra architetti famosi: il Groningen Museum

Il Groningen Museum a Groningen in Olanda è il frutto di una serie di donazioni di filantropi, benefattori e collezionisti ed è caratterizzato dalla presenza di una serie di elementi di rivestimento provenienti dalla tradizione giapponese e cinese della porcellana.

Il museo ospita notevoli elementi di rilevanza storica e artistica provenienti dalla zona tra cui antichi dipinti, oggetti e opere di arte contemporanea.

Il concept di progetto nasce dalla volontà di individuare un edificio connotato da caratteri molto forti, in antitesi rispetto a una costruzione con aspetto neutro, isolata e decontestualizzata che ospitasse opere d’arte.

Il curatore del museo infatti, Frans Haks, ha promosso con entusiasmo questa idea di rendere il Groningen Museum un edificio molto particolare e caratterizzante, un sistema dinamico, eterogeneo che subisse l’influenza di molteplici culture. L’idea era dunque quella di sviluppare un sistema singolare, fortemente riconoscibile che potesse dunque avere un riflesso internazionale anche a livello di immagine.

Il progetto del Groningen Museum

Groningen Museum

Vista del Groningen museum con la grande torre di colore giallo, progettato da Alessandro Mendini è frutto della collaborazione professionale di molti architetti famosi

L’architetto progettista, l’italiano Alessandro Mendini, si è ispirato dunque ad una architettura frutto di un misto di stili, contaminata da codici visuali differenti; una personale rivisitazione di riferimenti alla cultura architettonica promossa dalle storiche riviste di architettura come Casabella, Modo e Domus oppure al suo progetto per la Casa della Felicità (realizzata tra il 1983 e il 1988) nel quale l’autore ha promosso una progettazione con la partecipazione di diversi progettisti.

Quello che è avvenuto anche nello sviluppo del progetto dell’Abteiberg Museum di Monchengladbach con l’ausilio di Hans Hollein e Johannes Cladders.

L’edificio è collocato in prossimità del canale della città, circondato dunque dall’acqua e concepito come una Acropoli aperta e dedita alla esposizione di opere d’arte.

Nonostante la complessità formale e i moltissimi contributi provenienti da diverse culture architettoniche l’edificio si sviluppa con una struttura semplice e leggibile, in cui è possibile leggere un riferimento importante con il progetto di Karl Fiedrich Schinkel nel Museo Altes a Berlino.

E’ possibile raggiungere l’edificio, localizzato su un’isola, attraverso un ponte all’inizio del quale è stato creato un arco monumentale.

Lo spazio principale, una grande hall, è situata nel centro dell’edificio, è molto riconoscibile ed è accessibile da qualsiasi punto.

Il padiglione centrale è caratterizzato dalla presenza di un elemento monumentale, una torre di colore giallo che si configura come un Landmark nella percezione paesistica del sito.

Il bar, la biblioteca, l’auditorium, il bookshop e la sala congressi sono invece dislocati in prossimità di essa.

architetti famosi

Vista degli eclettici ambienti interni.

Nei due padiglioni collocati in prossimità dell’edificio centrale ogni settore museale si sviluppa in uno spazio indipendente.

La collezione archeologica e storica relativa al territorio olandese si sviluppa nel padiglione ovest, con la pavimentazione progettata e disegnata dal Michele de Lucchi.

La collezione di opere d’arte decorative sono collocate invece nel piano superiore.

Il piano terra del padiglione est è invece adibita ad ospitare le esibizioni temporanee (con il progetto di Alessandro e Francesco Mandini) e nella porzione sommitale dell’edificio, con il progetto di Coop Himmelblau, è invece collocata la collezione di opere d’arte antiche.

Ogni settore museale possiede una propria identità formale e architettonica e il visitatore all’interno, intraprende una avventura visiva molto interessante, in quanto impatta con realtà e spazi in continuo movimento, con sviluppi differenti.

Il progetto è frutto della collaborazione professionale di architetti famosi, da Michele de Lucchi a Philippe Starck a Coop Himmelblau

Il progettista Michele de Lucchi ha diviso gli spazi interni in una serie di padiglioni indipendenti in relazione al tipo di opere d’arte ospitate. Il visitatore può dunque sviluppare diversi percorsi di osservazione sulla base del percorso scelto. Anche la colorazione delle pareti è in funzione della cronologia delle opere d’arte: si passa da una colorazione rossa a colori sempre più scuri in base alla datazione delle opere.

Philippe Starck, che si è occupato della progettazione di alcuni spazi, porta il visitatore in percorsi tortuosi, caratterizzati da splendide visuali ed evoluzioni formali interessanti.

Oltre ai già citati De Lucchi, Starcks, Coop Himmelblau e i Mendini si sono occupati della progettazione anche Achille Castiglioni, Robert Ostinelli e Francois Morellet, in maniera particolare per quanto riguarda l’illuminazione e la definizione di alcuni aspetti dei sistemi espositivi e degli ambienti interni.

La presenza di un numero importante di progettisti poteva scadere in un risultato stilisticamente incongruo, un pasticcio architettonico notevole: la bravura dei progettisti invece è stata quella di sviluppare un sistema fortemente integrato e il museo si configura come un esempio importante di collaborazione professionale  per creare un sistema eterogeneo che possa rendere una immagine variegata ma formalmente unitaria.

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