Il controllo ambientale in architettura. Prima parte.

L’architettura e le costruzioni hanno da sempre sostenuto un rapporto con il sistema ambientale di riferimento. Esistono dunque modalità riferibili alla dimensione del costruito attraverso una selezione ambientale mediante sistemi come mura, coperture che hanno stabilito dei metodi passivi di controllo ambientale.

Esistono poi modelli di orientamento energetico attraverso sistemi dinamici. Esemplificativamente una caverna, con la sua struttura lapidea, costituisce un controllo ambientale di tipo costruttivo mentre un falò rappresenta un orientamento energetico di controllo ambientale.

Nella storia dell’uomo e nelle diverse popolazioni possiamo individuare scelte di diverso tipo a riguardo, in base a diversi fattori quali gli usi, i costumi , le tradizioni e le modalità insediative.
Ripercorrendo l’evoluzione dei sistemi di controllo ambientale possiamo intraprendere il nostro cammino partendo da modalità arcaiche osservando dunque il periodo primitivo in cui l’uomo per la prima volta affrontava la questione di dominare in parte il sistema ambiente mediante pratiche e tecniche ben precise.

Architettura e ambiente nelle popolazioni primitive

Inizialmente l’uomo impara a proteggere il proprio corpo mediante l’utilizzo di pelle animale e successivamente inizia a costruire rifugi elementari che prevedevano sistemi base di protezione.

Con la scoperta del fuoco si instaura un ulteriore metodo di controllo di grande potenzialità. Ecco già delineati i due sistemi costruttivi ed energetici che saranno il nocciolo dell’evoluzione tecnica e tecnologica futura.

I primi habitat si caratterizzano per lo sviluppo di un modello centrale, mediante la realizzazione della chiusura perimetrale dello spazio di forma circolare e di modelli lineari come grotte o capanne di forma rettangolare.

Questi due status di base sono replicati poi nel corso della storia: ad esempio il modello centrale è il fulcro del pantheon, degli edifici classici e delle architetture con patio tipiche dei territori mediterranei.

architettura e ambiente

Il palazzo reale è un tipico esempio di architettura di stile.

Nel corso dell’evoluzione queste modalità di controllo sono sempre più articolate e raggiungono diversi aspetti dell’abitare: da una più attenta protezione climatica, alla tutela della privacy e alle abitudini domestiche.

I riflessi sulla architettura non si rilevano soltanto da un cambiamento della valutazione degli ambienti interni come strutture in grado di mantenere un sempre più elevato comfort ma anche nelle diverse organizzazioni sociali e corporative: la nascita di classi sociali, la riorganizzazione e la crescita individuale costituiscono momenti fondamentali in cui l’architettura ritrova una nuova vitalità.

Architettura popolare e architettura di stile

Per analizzare il rapporto tra edificio e soluzioni ambientali si può tracciare un percorso storico che parte dalle culture espressive più importanti dell’età antica.

E’ importante preventivamente fare un distinguo nell’approccio costruttivo tra architetture popolari e architetture che rispondono evocativamente ad uno stile, termine a mio modo di vedere improprio e non certamente qualificante ma che forse è più esplicativo.

L’architettura di stile, per citare Rapoport, è realizzata per impressionare il popolo e mostrare un potere, dominare e rendere evidente qualcosa di estremamente importante.

L’architettura popolare risponde invece a necessità più terrene e rappresenta una tematizzazione importante del rapporto tra uomo e ambiente in termini di controllo climatico.

E’ altrettanto corretto affermare però che l’architettura rappresentativa (o di stile) riflette quasi sempre, in maniera più marcata o meno evidente, le caratteristiche dell’architettura popolare e riprende almeno in parte soluzioni costruttive finalizzate, compatibilmente con le finalità citate in precedenza, all’ottimizzazione delle risorse ambientali.

L’architettura classica

Prendiamo come primo caso le abitazioni delle città della antica Mesopotamia in cui il clima particolarmente caldo ha influito moltissimo nell’organizzazione spaziale di derivazione primitiva.

Le caratteristiche climatiche dunque sono riferibili a temperature molto alte, sbalzi termici importanti tra giorno e notte e una scarsità di materiale ligneo per la realizzazione delle strutture.

Le soluzioni costruttive adottate sono riconducibili alle condizioni tipiche delle architetture cosiddette popolari in cui si utilizzavano pareti di grandi spessori con piccole aperture, tipologie chiuse verso l’esterno e aperte nella zona centrale per formare un patio.

Con queste soluzioni si cerca la massima inerzia termica data dalla massa delle pareti e la conservazione del fresco mediante la zona aperta del patio.

Così come avvenne nell’antico Egitto in cui i caratteri climatici visti in precedenza erano replicabili ma in cui le esistenti complessità di natura sociale hanno contribuito parallelamente a sviluppare tipologie differenti come edifici imperiali, piramidi e templi, affiancate alle case di carattere popolare.

E’ importante citare anche la civiltà Greca che ha dovuto misurarsi certamente con climi più miti rispetto alla Mesopotamia e all’Egitto ma con un grado superiore di umidità.

La struttura sociale celeberrima (polis) e la struttura familiare hanno contribuito a generare architetture che ripercorressero i caratteri propri di queste organizzazioni: la vita avveniva prevalentemente negli spazi esterni e pubblici e questo comportava una minore attenzione rispetto agli ambienti domestici di diretta derivazione primitiva.

Affiancate ai casi di architettura popolare ritroviamo grandi architetture come i templi e palazzi reali che trascendono il concetto di edificio e formano entità superiori come edifici-città. Ricordiamo inoltre l’attenzione sviluppata per il controllo acustico nel teatro greco dove, con semplicità esemplare, venivano realizzati sistemi di comunicazione molto efficaci senza l’ausilio ovviamente di sistemi moderni.

Schema in pianta di una abitazione dell'antica Grecia.

Schema in pianta di una abitazione dell'antica Grecia.

Dalla cultura greca è impossibile non passare alla cultura romana, profondamente diversa per alcuni aspetti che conosciamo dalla storia. In questo periodo avvengono le prime agglomerazioni urbane caratterizzate da dense e profonde occupazioni territoriali e da trasformazioni del suolo e dell’ambiente molto significative.

Esiste un passaggio fondamentale nello sviluppo di tecniche di controllo con la realizzazione di sistemi di distribuzione di calore e la fuoriuscita di gas ad esempio nei primi stabilimenti termali, le straordinarie opere di trasporto delle acque tramite acquedotti (che possiamo ammirare tutt’oggi) e le soluzioni applicate, rifacendoci all’esempio del teatro, alle realizzazioni di opere pubbliche.

Nel teatro greco la forma si adattava completamente alla forma del terreno proprio per sfruttare la ampia superficie del coro per riflettere le onde sonore mentre nel teatro romano, più organizzato e caratterizzato, si utilizzavano porzioni posteriori della scena per attuare il corretto funzionamento acustico del sistema.

Per quanto riguarda invece le tipologie delle abitazioni popolari esse si caratterizzano, manco a dirlo, per la tipica distribuzione atriocentrica (l’atrio era lo spazio centrale coperto) e spesso per soluzioni ibride con i caratteri della architettura ellenica, quindi con l’aggiunta di una spazio di cortile aperto (peristilio).

Simultaneamente a queste soluzioni tipologiche nell’antica Roma si incominciarono a realizzare costruzioni multipiano proprio per la concomitante aggregazione intensiva dei sistemi urbani e per l’impiego del cemento come materiale costruttivo.

A questo punto con la diffusione di questi sistemi e la nascita di concezioni speculative di realizzazioni edilizie inizia a perdersi quel filo connettore che ha caratterizzato per molto tempo le soluzioni abitative esistenti: il binomio costruzione-ambiente.

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