Il controllo ambientale in architettura. Parte terza

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L’epoca industriale

L‘epoca industriale è caratterizzata da elementi rivoluzionari nel modo di abitare e di vivere nella società: nascono le industrie e le ferrovie che modificheranno radicalmente le nostre città. Nei paesi che iniziano a industrializzarsi le città si sviluppano in estensioni urbane densamente popolate e caratterizzate progressivamente da un peggioramento delle condizioni igienico sanitarie.

Dall’altro lato con l‘avvento di nuove tecnologie e una maggiore consapevolezza in ambito sanitario inizia a crescere l’attenzione verso indirizzi di controllo e sostanziale miglioramento di suddette condizioni. Si inizia a progettare edifici cercando di ottimizzare le condizioni d’igiene e salubrità degli ambienti, nasce l’illuminazione artificiale e strumenti di ventilazione meccanica.

La Octogon house

Pianta dell'Octagon House.

Pianta dell'Octagon House.

Uno dei primissimi casi di edificio progettato secondo criteri che si basano sul controllo ambientale in chiave moderna è l’abitazione di un certo John Hayward a Liverpool, la Octogon house, che è stata progettata secondo studi sulla ventilazione di tutte le stanze mediante corridoi e camini per espellere l’aria viziata.
In questi anni nascono anche i primi sistemi di riscaldamento mediante l’utilizzo dell’acqua come elemento per trasportare energia termica e sistemi di scambio di calore.

La ricerca tecnologica nel campo dell’ architettura

L’illuminazione artificiale pubblica (basata su sistemi a gas) si sviluppò sul finire del 1800 con grande rapidità e venne successivamente integrata anche negli edifici, divenendo in alcuni casi anche elemento di espressione formale.

L’impiego di soluzioni mediante illuminazione a gas vennero sostituite in breve tempo da sistemi di illuminazione elettrici che consentivano una minore produzione di calore e zero emissioni di fumi in concomitanza anche con la diffusione del telegrafo che si basava su reti elettriche di funzionamento.

Nacquero così edifici caratterizzati da un notevole impiego di nuove tecnologie di controllo ambientale che consentirono lo sviluppo di nuove tipologie che si caratterizzavano per strutture sempre più leggere con scarse inerzie termiche, grandi pareti vetrate (facciate continue), piastre con massiccio impiego di illuminazione artificiale grazie all’introduzione di nuove tecniche di riscaldamento e di climatizzazione meccanica.

Furono introdotti i controsoffitti per mitigare gli effetti di riverbero acustico e integrare la grande mole di impianti che sostenevano sistemi impiantistici sempre più sofisticati.

Successivamente fu compiuta una separazione tra elementi strutturali e tamponamenti esterni che costituì un dogma dello stile internazionale caratterizzato appunto dalla diffusione di sistemi di facciata continua.

La crisi energetica

Negli anni settanta del ventesimo secolo con la crisi energetica fu sollevato finalmente il problema del risparmio energetico con la definizione normativa più attenta rispetto alle esigenze di isolamento termico, acustico e indirizzata a nuove forme di controllo climatico degli spazi confinati.

Divenne così importante una progettazione finalizzata allo sfruttamento ottimale delle risorse naturali per la salvaguardia dell’ambiente in un’ottica sostenibile. Inizia così un ciclo di progettazione più legato all’utilizzo di sistemi passivi di controllo ambientale mediante soluzioni in grado di compiere operazioni di sfruttamento della radiazione solare per il riscaldamento, del vento per migliorare la salubrità degli ambienti e di altre componenti per integrare questi sistemi nella “macchina architettonica“.

La ricerca tecnologica nel campo della architettura seguendo questa direzione fa delineare due possibili campi d’azione per gli sviluppi futuri: nuove soluzioni per gli spazi abitativi esistenti e la conquista di nuovi ambienti che tuttora rimangono praticamente inesplorati.

Per quanto riguarda l’evoluzione ulteriore di sistemi di controllo relativi a spazi abitativi conosciuti si può fare riferimento a modelli esistenti come illuminazione, energia per raggiungere standard ancora più elevati e qualificanti verso un controllo quasi totale delle componenti climatiche raggiungendo lo status di edificio intelligente capace di interagire interamente con l’ambiente in cui si trova.

E’ possibile dunque impiegare sistemi tecnologicamente molto avanzati in grado di fornire interfacce semplificate in cui l’utente possa intervenire per attuare questi sistemi di controllo ad esempio sulle componenti luminose, in cui possa essere in grado di modificare anche gli ambiti più raffinati, sulla temperatura, velocità dell’aria e rumore. Nello stesso tempo è possibile intervenire sulla definizione di spazi abitativi differenti nel senso di riorganizzare nuove tipologie insediative orientate a modalità di vita e espressione di socialità sempre in evoluzione.

Spazi abitativi ancora utopici

Nel secondo caso si tratta di individuare soluzioni in grado di rendere abitabili spazi potenzialmente molto interessanti che però presentano moltissimi problemi di integrazione architettonica. L’ambiente sottomarino è uno di questi; storicamente l’uomo ha cercato di affrontare in maniera più o meno rudimentale tecniche in grado di rendere possibile lo stanziamento in zone subacquee senza però riuscire a sconfiggere l’assenza di ossigeno che è ovviamente una mancanza di vitale importanza.

Sono in corso studi che stanno cercando di individuare soluzioni in grado di rendere meno utopica questa possibilità attraverso la definizione di habitat in grado di interagire correttamente con l’ambiente esterno individuando però condizioni interne simili a quelle dell’ambiente sulla terra ferma.

Un altro ambiente di definizione utopica, per ora, è quello spaziale che presenta in molti casi analogie con le problematiche riscontrabili nel sistema subacqueo.

L’occupazione del sottosuolo invece ha una tradizione maggiormente sviluppata, basti pensare alle molteplici sperimentazioni ipogee che caratterizzano l’architettura popolare. Questo tipo di spazio ha certamente implicazioni positive nell’ambito del mantenimento costante delle condizioni climatiche degli ambienti interni grazie all’interazione costante con il terreno che presenta caratteristiche di inerzia termica molto interessanti.

Esistono però diverse problematiche di rinnovamento dell’aria, di apporto luminoso e di mancanza o eccesso di acqua che però mediante soluzioni tecnologicamente avanzate possono essere controllate con molta attenzione.

Necropoli ipogea di Sant'Andrea Priu, Bonorva(SS).

Necropoli ipogea di Sant'Andrea Priu, Bonorva(SS).

Queste considerazioni hanno contribuito a delineare prospettive future che sono mediamente riassumibili attraverso la definizione di alcuni principi generali.

L’evoluzione dei sistemi ambientali si caratterizza per forme di autodifesa e reazioni rispetto alle sollecitazioni portate dall’uomo sempre più aggressive che sembrano superare e sfidare in continuazione le innovazioni tecnologiche che l’uomo apporta.

Questo significa che da un lato l’interesse del progettista deve essere assolutamente a fuoco rispetto alla predisposizione di sistemi passivi di sfruttamento delle energie rinnovabili per evitare ulteriori sconvolgimenti agli equilibri ormai precari degli ecosistemi ma nello stesso tempo integrare soluzioni tecnologiche in grado di controllare queste energie per evitare che possano rivelarsi controproducenti a lungo termine.

Un altro aspetto forse meno immediato nella definizione di controllo ambientale però riguarda la definizione di nuove spazialità che il progetto di architettura deve ricercare: abbiamo considerato la conquista di spazi utopici che probabilmente, non a breve, saranno (o forse è meglio che non lo siano?) esplorabili ma come problema attuale abbiamo individuato la ridefinizione e la riorganizzazione degli habitat esistenti secondo nuove forme di spazi e socialità che possano intercettare esigenze precise e innescare ulteriori meccanismi di definizione di standard e comfort abitativi finalmente contemporanei.

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