Il radon come inquinante degli ambienti domestici

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Cos’è il radon?

Nei precedenti articoli abbiamo parlato a lungo della qualità del benessere indoor attraverso riflessioni su diversi aspetti che compongono la questione.

In alcuni approfondimenti abbiamo trattato il tema della salubrità dell’aria e della capacità di molti materiali da costruzione di emettere sostanze inquinanti negli ambienti.

Il radon è una di queste, in quanto si tratta di un gas radioattivo inodore e incolore originato dal decadimento radioattivo del radio all’interno della catena di decadimento dell’uranio.

La sorgente dunque è il sottosuolo che sprigiona gas in funzione della temperatura, la pressione atmosferica, dei movimenti d’aria e tellurici e gli spazi più colpiti sono proprio i piani più bassi delle costruzioni, quelli a contatto maggiore con il terreno.

Il radon è un gas molto pericoloso se inalato poichè le particelle possono causare cancro al polmone.

Il gas proviene dunque dal terreno e dalle rocce ed è contenuto in materiali edili soprattutto quelli di derivazione vulcanica come tufi, pozzolane; in ambienti esterni la sua concentrazione è molto limitata ma può divenire pericolosa in luoghi confinati. La radioattività del radon si misura in Bacquerel, corrispondente alla trasformazione di un nucleo atomico al secondo e la sua concentrazione si misura in Bacquerel/metro cubo.

Il tufo emette radon

Il tufo emette maggiori quantità di radon rispetto ad altri materiali non di derivazione vulcanica o granitica.

Esistono normative specifiche che regolamentano le quantità di gas ammesse nelle abitazioni (Raccomandazione dellaCommissione delle Comunità Europee 90/143/EURATOM del 21/02/1990): 400 Bq/mc per le abitazioni esistenti e 200 bq/mc per i nuovi edifici.

In Italia non esiste una normativa sulle abitazioni ma con il decreto legislativo 26/05/00 n 241 si è fissato per gli ambienti di lavoro un livello di 500 bq/mc massimo.

Il radon è inoltre presente nell’acqua potabile e l‘Organizzazione Mondiale della Sanità con la Comunità Europea raccomandano una intensificazione dei controlli se vi è una quantità superiore ai 150 bq/litro, mentre in Italia il valore consentito è stabilito a 100 bq/litro e 32 bq/litro per acque destinate agli infanti.

Ogni regione d’Italia ha, in base alle caratteristiche dei suoli, diversi livelli di concentrazione di radon: Liguria, Marche e Basilicata hanno livelli di radon molto bassi (20 bq/mc mediamente), Campania, Friuli, Lombardia e Lazio hanno concentrazioni più elevate (da 80 a 120 bq/mc mediamente) mentre le restanti regioni hanno valori medi (40 – 80 bq/mc). (Fonte Uwe Wienke, Manuale di bioedilizia.)

Come combattere l’insorgenza di ulteriori emissioni di radon e contenere le esistenti

Il radon è un gas di provenienza naturale quindi l’emissione non è contrastabile alla fonte ma si possono adottare alcuni sistemi pratici per contenere il fenomeno.

Innanzitutto, soprattutto in zone con terreni di derivazione vulcanica, è sconsigliata la realizzazione di locali abitabili a piano terreno e locali interrati.

E’ molto utile anche collocare apposite barriere anti-radon su solai e pareti controterra o soluzioni che impediscano differenze di pressione tra edificio e suolo per sfavorire la penetrazione del gas (membrane plastiche o bituminose).

Vi sono poi ulteriori accorgimenti per evitare la diffusione di radon all’interno degli edifici.

Attraverso la ventilazione naturale o forzata può essere immessa una quantita d’aria che vanifica in buona parte l’azione del gas sebbene porti squilibro all’ottimizzazione delle risorse energetiche.

E’ possibile ricoprire i terreni circostanti all’edificio per evitare, attraverso pavimentazione, l’esalazioni di radon, e sigillare giunti e fessure il più possibile per evitare che diventino veicolatori della sostanza dannosa.

Altre soluzioni riguardano l’utilizzo del drenaggio esistente di raccolta acque mediante ventilatori che possano allontanare la presenza di gas oppure mediante aspiratori presenti nelle pareti a blocchi forati.

Il radon non è contenuto solamente nel sottosuolo ma anche in molti materiali da costruzione di derivazione lapidea, sebbene spesso in quantità irrisorie.
Il marmo di Carrara e il travertino di Tivoli contengono bassissime quantità di radon (1-2 bq/mc) cosi come il mattone cotto, materiali calcarei e le argille.

Quantità decisamente più elevate le si hanno nei materiali già citati in precedenza come il tufo (anche 130 bq/mc), pozzolane (anche 320 bq/mc) lave varie (pietrisco e basalto) e sabbie di origine vulcanica (100 bq/mc).

Nel corso della progettazione dunque è importante prestare attenzione alle possibili sorgenti di agenti inquinanti in particolare attraverso un’ oculata scelta dei materiali, come visto in precedenti articoli e alla luce di queste considerazioni, e in alcuni casi a scelte di carattere tipologico per sfavorire la propagazione di ulteriori sistemi dannosi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha creato in merito nel 2005 un sistema di collaborazione internazionale per sviluppare linee guida e strategie comuni che promuovono azioni rivolte al contenimento dell’impatto del radon sulla salute umana.

In Italia è stato sviluppato un Piano Nazionale Radon nel 2002.

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