Kengo Kuma: la casa di acqua e vetro (water/glass house)

Il design di questa villa è stata influenzata fortemente dal progetto per la  Vilal Hyuga , il progetto  sviluppato da Bruno Taut in Giappone. Il progetto per la casa di acqua e vetro realizzato da Kengo Kuma si è ispirato dunque alle filosofie di Taut.

Giulio Bruno Taut (4 Maggio 1880 – 24 dicembre 1938), è stato un prolifico architetto, urbanista e autore attivo nel periodo della repubblica di Weimar, in Germania. Taut è essenzialmente conosciuto come teorico dell’architettura, infatti il suo lavoro si risolve in una grande quantità di scritti e una manciata di edifici espositivi. Egli trascorse un breve periodo in Giappone, in cui vi rimase dal 1933 al 1936. Il suo progetto più noto è la cupola prismatica del padiglione di vetro a Colonia (1914).

Il progetto inoltre ha preso spunto anche dal progetto per il Palazzo Katsura che ha definito un nuovo rapporto tra architettura e natura. Così ad esempio, nella villa di Kuma, uno strato d’acqua che copre delicatamente i bordi dell’edificio sono un riferimento alle verande di bambù del palazzo Katsura. Il rapporto tra il soggetto e l’ambiente  dunque è finalizzato a ridefinire e riprendere la filosofia architettonica del palazzo Katsura, ma sempre mantenendo la sua essenza fondamentale.

Nella tradizione architettonica occidentale, un edificio è in primo luogo confinato per mezzo di pareti e finestre che ne definiscono i contorni. Così il soggetto è inevitabilmente tagliato fuori dall’oggetto e lo spazio diventa un’immagine statica. Nell’ architettura tradizionale giapponese invece i  piani orizzontali (cioè il pavimento e il soffitto) sono i dispositivi di inquadratura dominanti. Questo permette al soggetto e l’oggetto di coesistere in uno spazio continuo, senza essere dunque tagliati fuori da altri elementi. In tal caso, la preoccupazione principale della progetto è l’introduzione di una sequenza e in uno spazio continuo, introducendo nel costruire il parametro del tempo così come il parametro dello spazio. Di conseguenza, le due variabili diventano elementi intrinsecamente intrecciati.

water/glass house

Vista della casa di vetro e acqua (water/glass house).

In un gioco infinito di riflessi, nella sua casa di acqua e vetro Kuma si ispira dunque al progetto di Taut, per creare un edificio che ancora una volta cerca di soddisfare l’ossessione di un annegamento dell’architettura nel paesaggio.

La casa sorge sul bordo di una scogliera, sulla costa di Atami, verso l’Oceano Pacifico.

I materiali utilizzati sono quelli essenzialmente leggeri come vetro, acciaio e legno.

Il pavimento dell’ultimo piano è realizzato tramite una piccola piscina profonda 15 cm, sulla quale si riflettono tre volumi di vetro, due di forma quadrata e una di forma ovale, la cui copertura è realizzata tra grate in acciaio.

L’edificio si sviluppa su tre piani ed è stato realizzato in cemento armato e in acciaio.

La superficie dell’acqua si estende metaforicamente per unire la superficie dell’edificio con l’Oceano Pacifico, e una scatola di vetro galleggia in questo specchio, riflettendo i raggi del sole dentro e fuori e scomponendo l’oggetto architettonico.

Il progetto costruisce dunque un ambiente totale in cui tutto si dissolve, dove si sviluppa una scomposizione spaziale dello spazio, dove i confini scompaiono,annegati nell’acqua, nell’oceano e nel cielo azzurro.

Il progetto, perlomeno nella sua concezione più alta, non è solo una questione di compartimentazione degli spazi secondo un schema previsto in relazione alle funzioni, in cui la dimensione temporale non potrà mai svilupparsi attraverso tale organizzazione spaziale.

L’accesso alla abitazione avviene attraverso il parcheggio, attraverso un ingresso aperto in un muro di granito, il quale dà direttamente su un ponte di acciaio e cemento. Al pianterreno si trovano le stanze, una sala amministrativa, una sala per le riunioni e una palestra.

Nel piano di accesso invece è collocata la sala da pranzo, la cucina, il sushi-bar, gli appartamenti degli ospiti. I due volumi di forma rettangolare dell’ultimo piano contengono foresterie per gli ospiti e un’altra stanza da pranzo, nella sala ovale.

Kengo Kuma

Kengo Kuma

Particolare della sala ovale progettata da Kengo Kuma

Kengo Kuma è un architetto giapponese nato a Kanagawa, in Giappone. Dopo aver completato la specializzazione in architettura presso l’Università di Tokyo nel 1979, ha lavorato per un certo tempo al Nihon Sekkei e alla TODA Corporation.

Si trasferisce poi a New York per ulteriori studi presso la Columbia University come ricercatore dal 1985 al 1986. Nel 1987 ha fondato lo “Studio Spatial Design” e nel 1990 lo studio di architettura “Kengo Kuma & Associates“.

Durante l’anno accademico 1998-1999, è stato visiting professor alla Keio University dove nel 2008, Kuma ha conseguito il suo dottorato di ricerca.

Nel 1997 ha vinto il premio dell’Architectural  Institute del Giappone.

Nel corso della sua carriera ha realizzato diversi progetti tra cui l’osservatorio Kiro-San nel 1994, il Kitakami Canal Museum nel 1994, la Great (Bamboo) Wall House a Pechino nel 2002, il quartier generale del LVMH Group, l’edificio per uffici Suntory di Tokyo, gli appartamenti Kodan, e la Casa di Acqua e Vetro nel 2007.

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