Le murature storiche in pietra: manodopera e modalità di esecuzione.

Costruzioni in pietra naturale

Spesso durante le nostre passeggiate ci imbattiamo in antichi edifici realizzati in pietra. Ma come venivano realizzate le murature in passato?

Innanzitutto il tipo di muratura dipendeva dal tipo di manodopera impiegata per realizzarla quindi manodopera comune oppure mediante maestri specializzati.

Altri fattori importanti erano il tipo di pietra,il luogo in cui veniva realizzata l’opera, la possibilità di approvvigionamento del sito.
Erano due le figure professionali impiegate per la realizzazione di un muro: il muratore e lo scalpellino.

Quando il muro veniva costruito con i conci, ovvero le porzioni di pietra lavorata, preparati dallo scalpellino, era proprio costui che realizzava materialmente il muro, mentre il muratore si occupava solo della messa in opera del materiale ed era responsabile solo della parte interna del muro.

Lo scalpellino aveva delle modalità di realizzazione e di messa a punto dei conci di pietra molto precise.
Ogni faccia doveva costituire un piano rettangolare, anche se veniva realizzato un bugnato, ovvero un tipo di concio nel quale la pietra rimane grezza nella parte centrale.

Moltissimi edifici storici anche nelle nostre città sono costituiti da bugnati in pietra.
Ogni faccia doveva essere perfettamente perpendicolare con le altre quattro facce confinanti. Questo avveniva mediante l’uso di riga e squadra, due strumenti fondamentali per gli scalpellini e i tagliatori di pietra.

Unito a ciò esistevano regole importantissime affinchè la posa dei conci avvenisse in maniera corretta e funzionale. Almeno in ogni corso del muro i conci devono essere tutti uguali, i corsi dovevano seguire direzioni orizzontali, e bisognava mantenere i giunti tra i conci sfalsati per ragioni statiche.

Tipo di apparecchio murario

Tipo di apparecchio murario

Esistevano poi altre figure come quelle del modanatore e dell’ornatista che si occupavano di lavorare le pietre per la realizzazione di fregi e particolari opere come pilastri, cornici, costoloni.

Le interfacce tra conci presentano molti punti di contatto quindi si sarebbe potuto anche fare a meno della malta ma essa veniva utilizzata per sigillare i giunti meno sottili.

Le regole di posa venivano e tuttora vengono seguite dai muratori per la costruzione di paramenti murari.
Nel relizzare il muro il posatore sceglieva ad occhio la pietra più adatta in ogni punto e questo era un aspetto importante per la qualità tecnica ed estetica dell’opera.

I muri talvolta venivano realizzati a secco, quindi senza l’ausilio di materiali leganti o malte di giunzione. Realizzare un muro a secco richiedeva un abilità specifica nell’ottenere molti contatti pietra su pietra, inserendo anche scaglie incastrate per favorire la stabilità del muro.

Scalpellino o muratore?

Lo scalpellino e il muratore dunque avevano due modi di costruire differenti: il primo, dopo avere preparato i conci secondo regole molto precise che abbiamo accennato prima, inizia l’operazione di posa che è estremamente prevedibile.

Nei muri privi di conci, trattati dai muratori, invece ci sono libertà più grandi; la scelta della pietra e il suo posizionamento corretto sono fondamentali per la riuscita dell’apparecchio murario e quindi il muratore deve essere abile nel posare gli elementi.

In conclusione lo scalpellino lavora le pietre con grande abilità e le posa in maniera quasi meccanica, mentre il muratore riceve le pietre direttamente dalla cava e la sua abilità è farle funzionare insieme così come sono, con esperienza e piccoli accorgimenti.

I muri dello scalpellino potevano essere realizzati con conci uguali, con conci e corsi differenti, con conci e corsi sdoppiati, con conci nuovi e di reimpiego o con conci poligonali.

Lavorazione dello scalpellino.

Lavorazione della pietra dello scalpellino.

Le modalità del muratore invece sono vastissime, ne ricordiamo solo alcune:con blocchi uguali, con blocchi sbozzati in corsi differenti, pietrame a strati a corsi uguali, blocchi poligonali a strati.

Una buona muratura in pietra

Leon Battista Alberti nel suo De re aedificatoria(1450) redige alcune buone norme per la realizzazione di una costruzione solida. Vediamo quali.

La base del muro deve essere realizzata solidissima affinchè possa sopportare in maniera maggiore le sollecitazioni del muro e quelle esterne.

La parte superiore del muro deve essere costruita in modo che il suo centro cada perpendicolarmente sul centro della parte inferiore per garantire stabilità ai singoli elementi e di conseguenza all’intero apparecchio.

Gli angoli e le ossature del muro devono essere rinforzate dal livello del terreno alla sommità con pietre più robuste poichè sono i punti piu sollecitati e fragili.

La calce deve essere ben macerata e spenta, affinchè possa essere più performante ed evitare che si creino dissesti dovuti alla mancata azione del legante.

Le pietre devono essere ben umide affinchè le malte possano fare presa. Le pietre più dure devono essere utilizzate dove si possano attendere danni maggiori mentre le pietre intere devo essere usate all’esterno.

I muri devono essere ben riempiti e uniti con pietre di collegamento, essere ben eseguiti con livelle, fili a piombo e squadre. Le pietre devono essere disposte in modo che i giunti verticali cadano sul pieno della pietra inferiore, per evitare danni strutturali.

Alberti individua queste regole e le sviluppa attorno proprio alla pietra, che lui considerava materiale murario per antonomasia.

I segni sulle pietre

Vi sarà capitato, guardando attentamente un apparecchio murario a conci, di individuare dei segni sulle pietre. Si tratta di tracce raffiguranti svariati soggetti di diverse dimensioni presenti sulla superficie dei conci di molti edifici di età classica, medievale o moderna. Ma chi sono gli autori di questi segni e per quale motivo esistono?

Si tratta di segni realizzati da artigiani, cavatori, scalpellini che fanno riferimento a diverse classi e finalità.
Esistevano segni di utilità che facevano riferimento a segni di cava, che avevano come finalità quella di indicare la provenienza del materiale, segni di apparecchiatura che indicavano la contiguità delle pietre da posare, segni di spessore, segni di progettazione, segni come prove scultoree.

Segno dello scalpellino.

Segno dello scalpellino.

Oppure segni di identità che si riferivano a chi aveva realizzato l’opera di lavorazione delle pietre o a indicazioni sul lavoro per il pagamento o per la prosecuzione dei lavori. L’alfabeto contenuto nei conci è molto significativo ed è tuttora motivo di studio e approfondimento di studiosi e ricercatori per stilare una classificazione definitiva e accurata.

Gli strumenti per la lavorazione della pietra

Gli scalpellini e in generale i tagliatori di pietra utilizzavano diversi strumenti per la realizzazione dei conci di pietra. Per le prime lavorazioni grezze si utilizzavano diversi utensili tra i quali  il picco, la scure, la martellina e la bocciarda. In seguito le lavorazioni piu raffinate venivano eseguite tra con ad esempio punte, scalpelli,raschietti. Esistevano delle speciali macchine, nelle epoche più recenti, per il sollevamento e il trasporto dei conci come martinetti e gru.

Strumenti vari dello scalpellino

Strumenti vari dello scalpellino per la lavorazione della pietra


Potrebbero interessarti anche:

    None Found

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.



Altri articoli di giardinaggio che potrebbero incuriosirti:

23 settembre 2010:CONVEGNO INTERNAZIONALE DI LEED ITALIA per territori e quartieri ecosostenibili
Si terrà giovedì 23 settembre 2010 alle ore 9.00 presso il palazzo Taverna a Roma, il convegno internazionale del Leadership in Energy and Environ...
Preliminare di compravendita: Ecco alcune semplici accortezze
Se si acquista il proprio immobile direttamente dall’impresa costruttrice o da un privato è possibile redigere il cosiddetto preliminare di compra...
Costruire una villetta ecosostenibile: alcune dritte progettuali
190 metri quadri per costruire una villetta eco sostenibile su un unico livello: Asse della casa collocato a nord-est / sud-ovest, un piano interrato ...
Social Housing e sostenibilità energetica
L'housing sociale è un modello abitativo mutuato dai progetti di ricostruzione attraverso la mediazione pubblica per la realizzazione di edifici a can...
Un edificio per uffici con tetto verde: RVU a Hilversum, Olanda.
L'edificio RVU è un esempio di sistema altamente integrato con l'ambiente e il paesaggio circostante.
Dal restauro di una Villa Veneta nasce un favoloso "Relais Gourmand"
Villa Pampado è una Villa Veneta della  fine del XVII secolo, situata ad Oriago di Mira, che fu splendida dimora di Gregorio Barbarigo e di Mons. Fran...
Un progetto ecosostenibile di 6 piani
La nuova frontiera della bioarchitettura ha ormai invaso tutti i settori edilizi, dal privato al pubblico, presentandosi come il futuro dell'edilizia ...
“L’architettura può essere poesia?”. Scopriamolo al MAXXI
Il MAXXI ospiterà, a partire dal 16 giugno 2012 e fino al 13 gennaio 2013, un’importante mostra dedicata alla Tomba Brion progettata da Carlo Scarpa.