Lo sviluppo sostenibile

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La tutela dell’ambiente è un elemento fondamentale per il mantenimento della sicurezza degli standard di vita per gli abitanti del pianeta Terra, in modo particolare per coloro che vivono in condizioni di povertà.

Cos’è lo sviluppo sostenibile

Il termine sviluppo sostenibile è stato coniato dalla commissione mondiale dell’ambiente e dello sviluppo riunitasi nel 1987, presieduta dal primo ministro norvegese Gro Harlme Brundtland; sviluppo sostenibile ovvero la soddisfazione delle necessità del tempo presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro bisogni.

Ma significa anche il miglioramento delle condizioni di vita delle persone, progresso, tutela dell’ambiente. Ma in realtà è davvero possibile creare le condizioni e realizzare uno sviluppo realmente sostenibile? Molti esperti considerano impossibile che a lungo termine si realizzi uno sviluppo realmente sostenibile a causa dei limiti imposti dalle risorse non rinnovabili e dalla capacità limitata della biosfera di assorbire i rifiuti. Certamente il progresso può consentire, per una parte della popolazione, di avere condizioni di vita più confortevoli che spesso però non coincidono automaticamente con condizioni ambientali migliori.

Coloro infatti che possono permetterselo hanno a disposizione acqua pulita e buone condizioni igieniche; tuttavia le persone con basso reddito se avessero a disposizione maggiori quantità di denaro avrebbero la tendenza a innalzare, ad esempio, il livello di inquinanti nell’aria perchè potrebbero permettersi di bruciare maggiori quantità di combustibili per il trasporto e il riscaldamento. E’ proprio con l’aumentare della ricchezza che crescono le produzioni di rifiuti e anidride carbonica; è necessario dunque accompagnare alla crescita economica anche misure adeguate di intervento sull’ambiente.

sviluppo sostenibile

Spesso al progresso sono associate condizioni ambientali difficili.

Non sempre l’utilizzo delle fonti rinnovabili è necessariamente un sistema che consente un impatto ambientale minimo. Certamente non si utilizzano combustibili fossili, che oltre che essere limitati sono anche inquinanti, ma possono presentare problemi di natura localizzativa. In questi anni ad esempio in relazione a ciò ci sono stati dei disastri ambientali non indifferenti: per esempio la produzione di energia elettrica con l’acqua in Canada oppure i progetti nella foresta Amazzonica che hanno allontanato gli indigeni, distrutto la vita selvatica di alcuni luoghi e avvelenato in parte gli ecosistemi. I progetti di sviluppo dovrebbero essere pensati al fine di perseguire un corretto inserimento all’interno dei contesti.

E proprio agli strati più bassi delle condizioni sociali troviamo le popolazioni indigene che spesso subiscono quasi inermi le speculazioni e gli interventi delle grandi multinazionali o dei popoli potenti. Queste popolazioni rappresentano circa il 10% della intera popolazione mondiale e possiedono bagagli culturali antichissimi e di grandissimo valore antropologico: spesso quando muore un anziano muore con lui anche una cultura. Riconoscere dunque i diritti dei territori nativi e promuovere interventi che tengano conto delle peculiarità di un sistema locale è una operazione fondamentale per salvaguardare gli ecosistemi e le culture.

Nel corso degli ultimi duecento anni infatti il principio centrale della cultura occidentale (in particolare) è stato quello del progresso, una ricerca spasmodica e certosina nell’ambito dello sviluppo tecnologico. La tecnologia è molto più di un sistema di macchine ma essa comprende tecniche, conoscenze e organizzazioni mirate a raggiungere determinati scopi. Quando noi accendiamo un fuoco stiamo utilizzando una delle più antiche tecnologie della storia dell’uomo.

“Small is beautiful”

Ma le tecnologie dunque sono sempre distruttive in qualche modo? In realtà questa domanda è pertinente ed è difficile stabilirlo: probabilmente lo è nella misura in cui viene utilizzata. Nel 1973 un celebre economista britannico (tedesco di nascita) di nome Ernst Friedrich Schumacher pubblicò un libro molto importante e conosciuto: Small is beautiful in cui viene introdotto il concetto di tecnologia appropriata che promuove l’utilizzo di sistemi, macchine, approcci compatibili con le condizioni e le culture locali.

Proprio in questo libro viene analizzato il dualismo grandezza  e progresso; la convinzione che la prosperità di una nazione sia misurata con la grandezza è errata.La tecnologia appropriata dunque è plasmata con i caratteri tipici di un contesto e non cerca di trasformare le economie locali in copie della cultura occidentale: coloro che sostengono la tecnologia appropriata lavorano con la popolazione locale per creare condizioni di vita compatibili con la realtà predominante.

Spesso però questo concetto non è molto semplice da attuare: molte comunità vivono in condizioni davvero precarie ed è difficile riuscire a costruire sistemi di sviluppo assolutamente coerenti con le condizioni specifiche di un luogo. Viviamo in un mondo di poveri e meno poveri; oltre un miliardo di persone vivono in uno stato di povertà acuta, con un reddito inferiore ad un dollaro al giorno. Si tratta di popolazioni che spesso non hanno una alimentazione sufficiente, una abitazione, una igiene di base, acqua, lavoro e condizioni di vita almeno decenti.

cultura_locale

Il rispetto delle tradizioni e delle culture locali è essenziale.

La maggior parte di questa popolazione inoltre è composta da donne e bambini. Qui non sono solo questioni di umanità e di empatia ma è necessario comprendere che la povertà è strettamente connessa alle condizioni di salute dell’ecosistema globale. L’etica ambientale pone delle questioni rilevanti e complesse sulle relazioni tra uomini e il mondo che abitano. Esistono dunque principi etici che regolano i nostri comportamenti verso l’ambiente e le altre specie che popolano il nostro pianeta. La questione inoltre delle risorse energetiche è di stretta attualità rispetto agli avvenimenti accaduti recentemente.

In merito a ciò esistono posizioni differenti e contrastanti: alcuni dichiarano che i principi morali sono relativi ad una persona, ad una singola società; questo approccio relativista afferma che nessun principio è trascendente e assoluto rispetto alle circostanze. Altri invece sostengono che tutto è completamente arbitrario e che non esiste un significato oltre alla mera lotta per l’esistenza e che quindi l’etica viene messa da parte in funzione del potere e la forza. Un’altra linea di pensiero che segue uno sviluppo utilitarista invece afferma che una azione viene considerata giusta se produce il bene più grande per il maggior numero di persone. Non si tratta però solo di questioni filosofiche fini a se stesse ma implica un atteggiamento decisivo per le sorti del Pianeta.

E’ utile dunque svolgere delle riflessioni in merito per cercare di comprendere le dinamiche che costituiscono i rapporti tra uomo e ambiente per individuare le soluzioni più appropriate per consentire uno sviluppo compatibile con il sistema ambientale, culturale e sociale che costituisce le radici della nostra esistenza.

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