Museo di scienze naturali, Matsunoyama, Giappone.

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Il museo di scienze naturali è situato in una isolata zona prevalentemente montusa e comprende una serie di spazi espositivi e strutture che sono destinate ai ricercatori che si occupano di studiare l’ecosistema e l’ambiente locale. 

Durante il periodo invernale in questa regione la neve cade abbondante e può raggiungere diversi metri d’altezza: queste condizioni estreme hanno influenzato in maniera decisiva la progettazione dell’edificio. Le abbondanti nevicate producono notevoli sforzi di compressione sulla copertura ed è stato necessario dunque sviluppare un sistema particolarmente resistente per contrastare il peso, spesso molto rilevante, della neve.

Osservandolo dall’esterno l’edificio è assimilabile a un piccolo complesso industriale caratterizzato da una pianta bassa e sinuosa che accoglie il movimento naturale del terreno circostante. E’ presente inoltre una torre di osservazione.

La struttura del museo è rivestita con lamiere in acciaio corten che rispondono in maniera virtuosa alle sollecitazioni termiche, consentendo l’espansione e la contrazione degli elementi che la costituiscono.

Vista esterna del museo di scienze naturali di Matsunoyama.

La prefettura di Niigata in Giappone non si chiama “paese della neve” per niente. Nella regione cadono mediamente circa 95 piedi di neve ogni anno con circa 16 piedi di profondità dello strato di ghiaccio e precipitazioni copiose da dicembre ad aprile. Per resistere a  questo carico enorme è stata necessaria una particolare cura nella progettazione e nella  costruzione dell’edificio.

Lo studio che si è occupato della progettazione è il Tezuka Architects che nel corso della carriera ha vinto numerosi premi ed è stato riconosciuto e apprezzato a livello internazionale.

Takaharu e Yui Tezuka hanno seguito un rigido schema per l’Echigo-Matsunoyama Museo di scienze naturali, svolto in collaborazione con l’architetto e ingegnere Masahiro Ikeda.

Commissionato per la Echigo-Tsumari Art Triennale 2003, l’edificio era inserito in un evento regionale che comprendeva sculture pubbliche e nuovi edifici da parte della società olandese MVRDV;  il progetto occupa un sito di notevole qualità a 145 miglia a nord di Tokyo, dove le montagne incontrano i campi in cui un tempo si usava coltivare il riso. Come un sottomarino costruito per resistere a carichi di neve massiccia, la struttura in acciaio corten avvolge l’intera costruzione e poi si gira in verticale sviluppando  una torre che ricorda un periscopio gigante.

Il  vetro e acciaio sono materiali che normalmente caratterizzano le strutture tipiche di molti architetti giapponesi di oggi, mentre il museo risulta pesantemente corazzato e appare più come una reliquia industriale che un nuovo impianto culturale. Forma irregolare dell’edificio, superficie variegata e la continuità superficiale  contribuiscono al suo aspetto unico.

Vista estersterna del museo di scienze. Si può notare in fondo la piccola torre di avvistamento.

Gli architetti hanno trasformato la torre in una esperienza sensoriale inconsueta, mantenendo il percorso di salita in penombra e inserendo un sistema di illuminazione particolarmente suggestivo, con la collaborazione di un artista che si occupa di progettazione di installazioni  luminose e sonore.

Queste installazioni sono attivate da un sensore di energia solare sul tetto. In cima, i visitatori sono ricompensati con un diluvio di luce abbagliante e una vista panoramica del paesaggio collinare e montano che caratterizza il sito.

Racchiuso all’interno del museo, un tubo rigido bianco corre lungo l’edificio, un restringimento dove la gente cammina e in cui si ferma ad osservare. Invece di gallerie separate, il museo possiede un lungo corridoio rivestito con pannelli di visualizzazione, e alcune immagini di piante e animali caratteristiche di questa regione impervia proiettate direttamente sulle pareti.

Gli architetti hanno inserito le grandi finestre lungo le curve dell’edificio, in modo da poter aprire viste in sezione in inverno della neve compattata e di ogni forma di vita sospesa al suo interno. A causa del carico di neve le enormi aperture dovevano essere composte da 3 pollici di spessore acrilico, lo stesso materiale utilizzato per la realizzazione dei vetri degli acquari.
Attraverso l’ingresso è possibile arrivare alle sale riunioni, ai laboratori, alla sala espositiva, al caffè che si sviluppano intorno ad un corridoio centrale. Le aperture vetrate collocate in alcuni punti consentono di ammirare il paesaggio.

 

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