Nuove prescrizioni per le prestazioni energetiche degli edifici: la Direttiva 2010/31/UE

Il Parlamento Europeo e il Consiglio EU hanno emanato, lo scorso Maggio 2010, una direttiva riguardante le prestazioni energetiche degli edifici. Si tratta delle Direttiva 2010/31/UE, conosciuta anche come EPDB 2 (cioè Energy Performance of Building Directive); è la seconda direttiva emanata con il compito di rafforzare la precedente, 2002/91/CE, ma anche di renderne più ampio il campo d’azione.

Obiettivi proposti dalla Direttiva 2010/31/UE

Riqualificazione energetica

Riqualificazione energetica

L’intento di questa direttiva è quello di ridurre le emissioni di CO2 nel campo dell’edilizia; ciò dovrebbe attuarsi migliorando le prestazioni energetiche degli edifici. Questa direttiva inoltre tiene conto delle condizioni climatiche locali e pone una particolare attenzione alle condizioni degli ambienti interni, senza dimenticare il contenimento dei costi.

La volontà sarebbe quella di proporre e realizzare edifici ad energia quasi zero. Per far ciò la nuova direttiva prescrive, a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, l’adozione di una metodologia armonizzata di calcolo della prestazione energetica degli edifici, questa è conforme al quadro generale contenuto nell’allegato 1 della medesima direttiva. In alternativa si potrà sviluppare una metodologia che tenga conto di tutti i fattori geografici e di localizzazione, impiantistici e tecnologici, e che in più valuti i sistemi da utilizzare per ottenere vantaggi prestazionali.

Il questa direttiva si definisce l’obbligo di garantire dei requisiti minimi prestazionali in campo energetico per gli involucri edilizi. Questi requisiti minimi dovranno esser validi per tutti gli stati membri e saranno da rivedere ogni cinque anni; dovranno inoltre tener conto sia dei fattori climatici, sia dell’efficacia economica delle scelte fatte.

Questi requisiti minimi, in fase di progetto, saranno utili per operare valutazioni di fattibilità tecnica, economica e ambientale per la scelta di sistemi alternativi ad alte prestazioni ed efficienza se si tratta di operare su edifici nuovi; se si considerano invece ristrutturazioni atte a migliorare le condizioni energetiche di interi edifici, o di parte di essi, comunque esistenti,  tali parametri saranno obbligatori da mantenere per migliorarne le prestazioni, sempre tenendo comunque conto la compatibilità di queste misure con valutazioni di fattibilità tecnica, economica e ambientale.

Fabbricati non soggetti ad obblighi

Fabbricati sotto tutela, edifici di culto, fabbricati industriale, agricoli non abitati, edifici temporanei, edifici indipendenti al di sotto dei 50 metri quadri, edifici abitati per non più di quattro mesi l’anno sono esclusi dall’obbligo di requisiti minimi prestazionali

Gli impianti tecnici

Sarà d’obbligo fissare dei requisiti di rendimento energetico globale per quanto riguarda gli impianti tecnici. Si dovranno rispettare adeguati dimensionamenti e adeguate installazioni. Si dovrà inoltre provvedere a regolazioni e manutenzioni utili per mantenere il corretto funzionamento degli impianti. Ciò vale sia per quanto riguarda l’edilizia di nuova costruzione che l’esistente.

Valutazione dei costi economici

I costi economici relativi agli obblighi di questa direttiva sono stati tenuti in grande considerazione. Entro il 30 giugno 2011 infatti la Commissione Europea, tenendo conto di quanto stabilito nell’Allegato 3 della stessa Direttiva, dovrà definire una metodologia comparativo di calcolo dei livelli ottimali ottenibili considerando i requisiti minimi di prestazione energetica dei componenti edilizi; questa metodologia dovrà tener conto dei costi da sostenere per ottenere tali requisiti prestazionali.

Commissione europea

Commissione europea

Gli stati membri avranno poi un anno di tempo per trasmettere una relazione dove indicheranno dati e ipotesi di calcoli per ottenere livelli ottimali prestazionali; in più dovranno indicare i primi risultati derivanti dall’applicazione degli stessi requisiti prestazionali. Questa relazione andrà aggiornata e ritrasmessa alla Commissione Europea ogni cinque anni.

In seguito al recepimento di questa direttiva gli Stati Membri avranno l’obbligo di istituire dei piani di tipo nazionale atti ad aumentare il numero di edifici a basso fabbisogno energetico; entro il 30 giugno 2011, inoltre, si dovrò redigere un elenco di iniziative utili a far passare gli edifici a migliori prestazioni energetiche. A fine 2018 gli edifici pubblici dovranno rientrare nella categoria di edifici a basso fabbisogno energetico. Dal dicembre 2020 l’obiettivo è quello di realizzare tutti i nuovi edifici ad energia quasi zero (come da definizione contenuta nell’Allegato 1 della direttiva).

Necessità del sistema di certificazione energetica

Comunità Europea

Comunità Europea

Seguendo quanto indicato dalla direttiva 2010/31/UE rimane importante il ruolo della certificazione energetica: questa contiene i dati prestazionali dei fabbricati e ha il compito di indicare raccomandazioni utili per il miglioramento delle prestazioni energetiche degli stessi fabbricati. La certificazione energetica ha una durata di 10 anni e va redatta, obbligatoriamente, per tutti i beni privati trasferiti a titolo oneroso e per le locazioni; per gli edifici pubblici andrà redatta per edifici superiori a 500 metri quadri.

In attesa del pieno recepimento della direttiva si attesta che il vero problema non sarà la realizzazione di nuovi edifici a basso fabbisogno energetico, ma piuttosto l’adeguamento alla norma dell’enorme patrimonio edilizio esistente. In attesa di questo adeguamento riteniamo molto importante portare avanti, o anche potenziare, tutte quelle iniziative che prevedono sgravi fiscali per le operazioni atte alla riqualificazione energetica.

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