Un progetto per tutti senza barriere architettoniche

Normalmente nelle fasi di sviluppo del progetto architettonico si seguono procedure standard per la progettazione degli spazi: ci si attiene dunque più o meno rigorosamente alle indicazioni fornite dalle normative di legge e dai regolamenti edilizi. Ma questo significa davvero progettare uno spazio fruibile per tutti?

Negli ultimi anni sono state inserite diverse norme per venire in contro alle persone con difficoltà di movimento o percezione che però in realtà si delineano come mere istruzioni meccaniche per favorire l’utilizzo degli spazi architettonici.

Il progettista dovrebbe dunque ragionare in direzione di sentire e percepire lo spazio in maniera dinamica, universale attraverso tutti i sensi (vista, udito, olfatto e tatto) e vivendolo mentalmente prima che fisicamente.

Progettare a misura d’uomo

barriere architettonicheLa progettazione a misura d’uomo dunque è ancora fortemente ancorata al concetto di norma, di imposizione legislativa e non a una cultura di progetto forte, radicata e umanista.

Dunque il progetto è finalizzato alla considerazione globale dell’utente, nella sua interezza che comprende le cosiddette fasce deboli: anziani, bambini e diversamente abili. Ciò comporta una progettazione per utenze allargate che consente di rendere l’ambiente, per tutti, un sistema piacevole e godibile.

L’utilizzo di sistemi che aiutano ad esempio i disabili debbono essere guidati da principi legati al concetto di discrezione: l’eccessivo utilizzo di questi elementi crea un ambiente fortemente ospedalizzato e l’ostentazione degli stessi infonde nella persona un senso di inadeguatezza, di forzatura. E poi oltre alla disabilità motoria, certamente la più diffusa, esistono diversi tipi di disabilità che il progettista deve assolutamente considerare.

La stessa disabilità motoria inoltre ha diversi livelli di sviluppo ed è relativa a parti del corpo diversificate. Le persone in carrozzina hanno bisogno di spazi idonei di accostamento, di rotazione e di percorrenza.

Le rampe per il superamento delle barriere architettoniche debbono avere dei limiti di pendenza e gli elementi di presa debbono essere posizionati ad una corretta distanza. E’ molto importante pensare in funzione delle visuali che queste persone necessitano.

Anche i materiali se sconnessi e incoerenti rendono più difficile il passaggio e la fruizione degli spazi. Una rampa inclinata è sicuramente un elemento che favorisce il passaggio di persone che fanno uso di carrozzina ma è altamente problematica per coloro che fanno uso di protesi agli arti inferiori che necessitano invece di spazi prevalentemente piani, coerenti e correttamente dimensionati per i movimenti. Per coloro che hanno evidenti disturbi nell’equilibrio è molto importante prevedere corrimano, appoggi e parapetti di altezza adeguati.

Gli utenti invece con limitazioni agli arti superiori hanno evidenti problemi nel raggiungimento di alcuni oggetti posti ad altezze eccessive: è quindi importante progettare degli ambienti domestici coerentemente con queste indicazioni (che sono evidentemente valide per tutti). Normalmente gli anziani invece necessitano di spazi di percorrenza piuttosto brevi, con continue aree di sosta con la possibilità di sedersi.

Per coloro con disturbi all’udito è necessario predisporre segnali di controllo non solo sonori ma anche luminosi e curare l’isolamento acustico in maniera corretta.

Per le persone con problemi alla vista è indispensabile una buona illuminazione degli spazi, una segnaletica sonora e punti di riferimento evidenti sia interni che esterni agli spazi. E’ buona norma evitare la predisposizione di ostacoli e sporgenze.

Più raffinati invece gli elementi da predisporre per coloro che hanno disturbi nella sensibilità tattile (evitare superfici a contatto troppo calde, oggetti acuminati) e disturbi nel linguaggio (segnaletica chiara ed esaustiva, evitare barriere acustiche). Sono tutti piccoli accorgimenti, quasi banali che però normalmente in fase di progetto talvolta vengono dimenticati privilegiando aspetti estetici rispetto ad una effettiva funzionalità che magari non viene prevista esaustivamente dalle norme di legge.

Consigli per una progettazione senza barriere architettoniche

La progettazione architettonica spinta può risultare, a mio modo, talvolta molto interessante nella sua espressione formale ma fornire evidentemente gravi problemi a coloro che poi la debbono affrontare. Molto spesso, sopratutto in edifici pubblici rilevanti, vengono predisposti spazi su più livelli anche con concezioni piuttosto complesse della fruizione spaziale. In una ottica di questo tipo queste soluzioni sono da evitare poichè risultano effettivamente degli ostacoli insormontabili per alcune categorie di utenti.

Le porte di accesso debbono avere luci minime di 80 cm con altezze delle maniglie tra gli 85 e 95 cm.

Le finestre debbono essere ribassate ad altezze di circa 60 cm per permettere agli utenti in carrozzina di aprirle e potere osservare attraverso i vetri ad altezza corretta.

Gli spigoli debbono essere protetti per evitare che le parti acuminate vengano a contatto con l’individuo seduto.

I pavimenti devono essere antiscivolo, agevoli e provi di impedimenti.

Gli zerbini è fondamentale che siano incassati nel pavimento per evitare intralci al passaggio e l’apertura delle porte correttamente predisposta per favorire gli accessi anche in condizioni di movimentazione limitata.

Pianta di un locale bagno accessibile

Pianta di un locale bagno.

Spesso vi sarà capitato di imbattervi, sopratutto nelle stazioni dei treni, in dei percorsi tracciati con elementi solitamente gommosi posti a pavimento che recano delle precise texture rettilinee o puntinate in rilievo; si tratta di un sistema di orientamento denominato sistema di Loges. Si tratta dunque di un semplice ma fondamentale sistema di segnalazione tattile che attraverso un codice preciso è in grado di fare orientare persone con evidenti impedimenti alla vista.
Gli spazi progettati devono essere ampi, bene attrezzati e facilmente pulibili; gli impianti di illuminazione come lampadari devono essere raggiungibili per la manutenzione anche da posizione seduta, così come i controlli generici domestici (interruttori, prese ecc..).

La facilità di orientamento per persone con problemi alla vista può essere favorita mediante l’inserimento di elementi con colori contrastanti per evidenziarne la posizione (ad esempio tra porta e maniglia) e con l’utilizzo di materiali con consistenza diversa.

La progettazione di elementi di arredo come tavoli, sedie, piani di lavoro e spazi di circolazione deve essere correttamente dimensionata per favorirne l’utilizzo anche da persone diversamente abili.

Ad esempio lo spazio libero tra piano orizzontale e pavimento deve essere almeno di 70 cm per favorire il passaggio della carrozzina e la larghezza dei corridoi deve essere adeguata per il passaggio e la rotazione del supporto meccanico.

In questa breve trattazione ho raccolto alcune suggestioni e consigli pratici proprio per sensibilizzare i progettisti e gli stessi utenti su argomenti che spesso vengono considerati marginali e trattati superficialmente, a rigore di legge. In realtà bastano piccoli accorgimenti che a livello progettuale generale non cambiano nulla alla nostra idea di architettura ma che rendono immensamente più agevole la fruizione degli spazi, appunto, per tutti.

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