Alcune riflessioni sul funzionalismo.

La città industriale e la matrice funzionalista.

Durante il secolo scorso in seguito alla rivoluzione industriale, le nostre città hanno subito diverse trasformazioni sia fisiche che sociali, dando alla luce nuove configurazioni spaziali e relazionali.
Una delle linee di pensiero progettuali più significative a riguardo è il funzionalismo. Si tratta di un movimento che esplicitamente sviluppa una sorta di azzeramento culturale, un deciso rifiuto alle tradizioni per intraprendere una nuova origine, mettendo in discussione i dogmi e i paradigmi passati nel campo della progettazione. Questo valeva per un progetto di una casa o un piano di una città. La griglia assume un significato profondo e sintetizza metaforicamente proprio il pensiero funzionalista.
Questo ha riflessi anche nel nuovo modo di concepire l’abitante, slegato da qualsiasi rapporto con il passato e libero di vivere in un mondo nuovo in cui la macchina trionfa e la tecnologia è un’avanguardia possibile. Ma in che modo il funzionalismo si rende operativo progettualmente?

La città funzionale.

La città funzionale.

Attraverso la razionalizzazione delle tipologie edilizie, separazione degli isolati residenziali dalla rete stradale, migliorando le condizioni d’igiene dei blocchi edilizi posizionandoli secondo assi eliotermici e inserendo del verde, distinguendo tra rete veicolare e pedonale. Qui si realizza una forte lacerazione tra il tessuto storico e i nuovi insediamenti in quanto non esiste una continuità ma una cesura netta, un radicale voltare pagina, un progetto di anti- città.

Tutto ciò si sviluppa parallelamente a una ideologia totalitarista di uguaglianza forzata, una omologazione internazionale, trascurando assolutamente quelle che sono le culture e le istanze locali. Una schematizzazione e una tabula rasa che in gran parte rimarrà una utopia non realizzata e irrealizzabile e i pochi esempi attuati riguarderanno frammenti urbani che però avranno in alcuni casi la capacità di sapere dialogare con l’esistente e radicarsi nelle strutture consolidate.

La città funzionale e il suo declino.

Nel 1933 fu redatta la Carta d’Atene, il manifesto della città funzionale redatto da un gruppo di architetti e urbanisti di fama internazionale.Il modello sviluppato riprende i seguenti punti, già accennati in precedenza:

– Grande sviluppo in altezza degli edifici, distanziati tra loro in uno spazio isotropo.
– Netta distinzione delle funzioni primarie in zone urbane separate.
– Eliminazione promiscuità dei traffici attraverso circuiti differenziati per tipo di strade, velocità di percorrenza e tra vari percorsi pedonali (verticali e orizzontali).

Gli  anni Trenta sono caratterizzati dalla gestazione di nuovi orizzonti in merito: il funzionalismo si mescola alla logica del sistema produttivo industriale e si genera un movimento globale, solido delle alleanze di potere che sfocerà dopo la guerra nell’International Style. Nel periodo successivo alle guerre però questo modello che teorizzava l’anti città e che presentava notevoli sintomi di degenerazione va in crisi.

Per citare Ernesto Nathan Rogers ” era ormai caduta la ragione polemica che aveva sollecitato i precursori del Movimento Moderno a qualificare le proprie azioni contro quelle dell’ambiente nel quale avevano dovuto operare con spirito di crociata, con un un massimalismo anche verbale, con i manifesti“. Diciamo dunque che la fase di azione anti-storica si era affievolita per fare parte a pensieri antitetici: l’assenza di storicismo era il vero problema.

Nella nuova fase il richiamo al passato si pone in termini polemici e innovativi: il recupero del senso della storia, non come storicismo gretto e simbolico ma come spinta evoluzionista. Le via da intraprendere è quella di conseguire il legame tra città e memoria storica in un cammino meditato verso nuovi orizzonti di linguaggio: l’architettura urbana.

Rapporto tra forma e funzione.

La forma seguire la funzione?

La forma deve seguire la funzione?

L’aggettivo funzionale fa riferimento ad un oggetto che ha la capacità di rispondere pienamente alla funzione cui è destinato. Nel fare architettura, nella sua accezione più profonda,  bisogna creare forme che seguano la funzione?

Non credo che sia dimostrabile ciò, nel senso che non si può dimostrare in maniera assoluta e univoca che un manufatto sia composto in maniera assolutamente funzionale ma che esista piuttosto un’estetica funzionale: più esasperato è il concetto di funzionalismo applicato all’architettura più l’oggetto diventa esteticamente funzionale.Il dibattito è aperto.

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