Tecnologia e natura nel Dutch Pavillion per l’Expo 2000 ad Hannover

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Questo edificio fu realizzato per l’Expo 2000 che si è svolto nella città tedesca e costituisce l’immagine e lo sviluppo concreto di una serie di considerazioni svolte dai progettisti sul tema della densità.

Il progetto consiste in un edificio molto particolare che sviluppa il tema del dualismo tra tecnologia e natura, costruendo un sistema integrato in grado di ospitare entrambi.

Vista esterna del padiglione: è possibile notare i sei strati che individuano i diversi sistemi.

Vista esterna del padiglione: è possibile notare i sei strati che individuano i diversi sistemi.

L’edificio si compone essenzialmente di sei strati che rappresentano sei modi di configurazione del paesaggio.

Al piano terra, dunque il primo strato, è proposto il tema del paesaggio di dune che ospita l’ingresso e la sala informazioni; al primo piano possiamo trovare il green house landscape in cui è possibile capire come l’agricoltura spesso sia il filo conduttore tra tecnologia e natura, il pot landscape (paesaggio del contenitore) dove sono presenti grandi vasi che sono destinati a contenere le radici delle piante che si trovano al piano superiore. Successivamente possiamo individuare il forest landscape che è costituito da una foresta, un sistema di verde molto fitto caratterizzato inoltre dalla presenza di alcuni grossi tronchi d’albero;  il rain landscape che ospita un teatrino audiovisivo che è circondato da una parete d’acqua e il polder landscape dove sono posizionate delle piccole turbine eoliche.

Questa stratificazione consente di intraprendere un percorso molto interessante che sviluppa la tematica del rapporto tra naturale e artificiale in maniera sorprendente. Questo è la metafora della crescita urbana, fatta di compattezza e densità, in cui si stratificano una serie di pattern che realizzano il disegno urbano finale.

Modellino di studio del dutch pavillion.

Modellino di studio del dutch pavillion.

Con questa opera MVRDV portano una propria opera all’attenzione della critica internazionale attraverso un sapiente uso degli strumenti architettonici e un’idea fortemente innovativa, frutto di una riflessione profonda sul tema dei sistemi urbani e del paesaggio, portando alla luce una sintesi e un intreccio molto interessante tra essi.

“L’opera non ha costituito solo una celebrazione del modo in cui l’Olanda “crea lo spazio”, ha rappresentato anche una indicazione dell’importanza dell’architettura del paesaggio, che è stato il tema più importante del dibattito negli anni recenti. Il padiglione è l’intelligente rielaborazione di un’invenzione tipologica portata avanti da OMA negli anni ottanta, ma senza raggiungere ulteriori sbocchi applicativi. La combinazione di un coacervo di programmi e di tipologie costruttive da innestare nel paesaggio è stata una delle icone dell’architettura olandese e della organizzazione del territorio”.

Tratto da: Anne Hoogewoning, Roemer van Toorn, Piet Vollaard, Arthur Wortmann (A cura di), Architecture in the Netherlands,  NAi Publishers, Rotterdam 2001, p. 145.

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