Tradizione e innovazione: Rozak House

“Questo straordinario progetto dimostra che le case non hanno bisogno di grandi quantità di energia dall’esterno. Sono applicati con rigore i principi di una buona architettura tropicale: ventilazione incrociata, sollievo dalla calura crescente, impiego di materiali leggeri che riflettono il caldo e protezione di pareti e aperture. L’edificio è autosufficiente sotto il profilo idrico ed energetico e le acque di scarico sono trattate localmente”.

Con queste sintetiche ma efficaci parole il Royal Australian Institute of Architecture Awards descrive il progetto della Rozak House sul Lago Bennett, nel Nothern Territory in Australia ideato da Adrian Welke della Troppo Architects.

Un progetto tra tradizione e innovazione

Si tratta di un progetto dai caratteri fortemente locali , basato sulle costruzioni aborigene del secolo scorso ma con una grande attenzione alle tematiche di sostenibilità ambientale.

L’obiettivo della Rozak House, citando i suoi ideatori, è “la promozione del rapporto tra sito e architettura attraverso un sistema in grado di reagire al clima e al contesto. Una architettura dinamica di epidermidi regolabili, che è in grado di collegare interno ed esterno. Una architettura non costante che reagisce al mattino, alla sera, alla stagione, al caldo, al freddo, al sole, alla pioggia, al momento irripetibile”. (Tratto dal sito web www.troppoarchitects.com.au).

Rozak House

Rozak House: Vista dall'affioramento roccioso.

Nei sistemi tradizionali indigeni la casa prevede sostanzialmente due componenti principali: il tetto che ripara dalle intemperie e dal sole e una piattaforma sopraelevata che cattura l’aria e il vento.

Il progettista Adrian Walke in merito asserisce: “Abbiamo immaginato il sito come un campeggio, ovvero minimalista, quasi una tenda. E’ come stare su una piattaforma. Non si sta dietro un muro: si sta sia dentro che fuori”.

Caratteri climatici e del sito

La Rozak House è in grado di sostenersi autonomamente dal punto di vista energetico e possiede caratteri di grande integrazione con il contesto di riferimento, una landa desolata a circa 80 km a sud del centro abitato di Darwin.

L’abitazione è posizionata sul crinale di un affioramento roccioso e ciò la espone all’azione degli agenti atmosferici.  Il luogo in cui è realizzato il progetto è straordinariamente bello: si affaccia infatti sul lago Bennett e si trova in prossimità del fiume Adelaide.

Nel caso di un contesto come questo, tropicale, il sistema architettonico deve garantire un riparo dalle temperature molto elevate che caratterizzano la stagione secca (da aprile a settembre) e dalle piogge torrenziali durante la stagione delle piogge ( da ottobre a marzo). Le strategie passive puntano creare zone d’ombra e ventilazione naturale per attenuare l’umidità.

Caratteristiche di progetto

La Rozak House in realtà è composta da un complesso di tre padiglioni raccordati da passerelle e piuttosto staccati dal suolo per generare movimenti d’aria in grado di attenuare i carichi di umidità. I profili che caratterizzano l’architettura e la disposizione degli spazi abitativi contribuiscono ad aumentare l’esposizione alle correnti d’aria e le vedute sull’esterno.

Il complesso della Rozak House si sviluppa lungo l’asse est-ovest con i padiglioni per le camere da letto e il bagno ai lati dello spazio giorno che si trova in centro (cucina e soggiorno) ed è quasi sospeso sulle rocce.

Esiste inoltre una torretta di osservazione che consente di ammirare il paesaggio in maniera totale.  Questo elemento unisce i tre padiglioni e si pone come un elemento molto importante per il progetto.

Tradizione e innovazione

Vista della passerella tra i padiglioni.

Trovandosi in prossimità dell’equatore, la luce solare colpisce l’edificio nella parte sud tutto l’anno e in qualsiasi stagione in maniera pressoché uguale.

La casa è realizzata con una struttura in legno con essenze locali e in acciaio.  L’edificio presenta delle coperture realizzate in policarbonato semi-trasparente .

Secondo Welke, il progettista: “ L’inclinazione dei tetti ha sostanzialmente lo scopo di fare fuoriuscire l’aria calda dallo spazio del tetto per convezione. L’edificio è completamente privo di isolamento. Non aveva senso isolarlo perché si può fare uscire il calore attraverso gli involucri per convezione da sotto il tetto.  Si tratta semplicemente di fare uscire l’aria interna che si scalda e si carica di umidità. Il meglio che si può fare a Darwin è mantenere la temperatura dell’ambiente esterno. Non si può fare di meglio. Certo è impossibile deumidificare l’aria senza ricorrere alla climatizzazione”.

Anche qui la luce e la ventilazione naturale definiscono molti aspetti distributivi in pianta e sezione dell’edificio. Le aperture poste sui lati consentono l’ingresso e l’uscita di aria fresca e luce indiretta nei padiglioni, orientati secondo diverse vedute e a seconda del microclima da voler creare.

Impianti e sistemi tecnologici

Questo edificio, come molti altri, possiede caratteri di autosufficienza energetica che richiedono combinazioni ottimali di strategie passive, conservative, utilizzo di sistemi a basso consumo e energie a fonte rinnovabile. L’edificio possiede due sistemi solari attivi: un sistema fotovoltaico in copertura per la produzione di energia elettrica, mentre un impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria per il bagno e per la cucina.

L’acqua piovana, abbondante durante il periodo umido, viene raccolta in appositi serbatoi per essere utilizzata nei periodi caratterizzati da una forte siccità, ovvero durante la stagione secca. L’energia e l’acqua sono interamente provenienti dal luogo stesso: non esistono allacciamenti ad approvvigionamenti idrici ed elettrici esterni. Questo vale anche per il trattamento dei rifiuti.

Questo tipo di intervento dunque si pone in maniera radicale rispetto ai cicli e gli andamenti stagionali: costringe insomma l’abitante ad attenersi e a vivere le dinamiche delle stagioni in maniera forte.

Il proprietario, il signor Rozak, ha scelto di sposare questa filosofia di vita in pieno: “ Le pareti della casa sono principalmente aperte, costituite da persiane o da uno schermo a zanzariera. Stare qui significa essere molto più esposti alla natura, specie quando la pioggia entra in casa dalla rete metallica della veranda[…].I pavimenti sono quasi tutti in doghe di legno[…]. La pioggia entra in casa ma fuoriesce dalle fessure […]. Lo spazio esterno è visibile al di là delle persiane e della zanzariera e attraverso il pavimento si scorge il terreno molti metri più in basso. Eagle Eye (come il proprietario chiama la sua abitazione, nda) non è adatta a chi soffre di vertigini”.

E non solo, questo edificio costituisce un esperienza molto interessante per colui che la abita, un contatto continuo e costante con la splendida natura del luogo.

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