Le trasformazioni del paesaggio urbano e naturale

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In relazione agli interventi architettonici negli ultimi cinquanta anni di storia del secolo scorso, il nostro paese ha conosciuto una trasformazione epocale dei suoi assetti territoriali e insediativi.

Nel corso dei secoli precedenti, dallo sviluppo capitalistico fino alla seconda guerra mondiale, il paesaggio e il sistema insediativo era si mutato ma senza perdere la caratteristica identitaria propria e separata del sistema paese (o città) e della campagna circostante. Questo è valido per la stragrande maggioranza del nostro territorio ma esistono però delle eccezioni come alcune zone di pianura dei territori centro settentrionali, oppure in alcune zone di montagna con frequenti disboscamenti con la crescita di nuovi centri urbani (già dalla metà del 1700) che poi acquisteranno importanza nella prima metà del 1900.

Cambiamenti del paesaggio urbano e naturale

L’urbanizzazione del dopoguerra

Alla fine degli anni quaranta del 1900 si registra una intensissima stagione di urbanizzazione che potrei definire concentrata nel nostro paese. Questo significa un consistente ridimensionamento della popolazione rurale, che fino alla seconda guerra mondiale rappresentava una quota maggioritaria di persone, e di conseguenza una riorganizzazione massiccia del paesaggio agrario.

Gli anni 60 e le infrastrutture

Dopo gli anni ’50 avviene un profondo ridisegno del tessuto infrastrutturale attraverso la costruzione della rete autostradale che cambierà radicalmente la fruizione del territorio e le possibilità di spostamenti. Questo favorisce certamente negli anni ’60 dapprima uno sviluppo turistico direi dirompente che modifica radicalmente il senso e l’espressione di moltissimi paesaggi costieri e alpini. Questo poi si traduce anche con una colonizzazione diffusa di territori mediante forme di urbanizzazioni estese e una rivoluzione della cultura dell’abitare.

Gli anni 70 e 80 e la crescita delle periferie

Negli anni ’80 del secolo scorso si registra invece un evidente e radicale mutamento nelle forme del popolamento del nostro territorio italiano.

Durante gli anni ’70 c’era stata una grande ondata migratoria verso l’estero e in questi anni erano cessati i grandi flussi interregionali che solitamente portavano le famiglie provenienti dal sud a stanziarsi nelle città del nord. Stava crescendo invece la migrazione proveniente da paesi esteri più poveri e una mobilità interna di più corto raggio, principalmente a livello intraregionale e locale. Questi due fenomeni stavano contribuendo al popolamento di grandi sacche intermedie in contesti periurbani.

Sostanzialmente negli anni ’50 si era assistito ad un grande popolamento di poche grandi città mentre nel corso di questi anni si è invece assistito alla crescita delle periferie e di nuovi comparti urbani nelle campagne.

L’importante crescita dei sistemi di trasporto e la nascita di nuove forme di mobilità territoriale hanno contribuito a sviluppare un sistema reticolare che mette in relazione i piccoli medi centri con i grandi centri urbani (sopratutto nei territori del nord).

Il consumismo ed i luoghi del commercio

E’ da evidenziare inoltre la crescita e il radicale cambiamento dei luoghi del commercio come la nascita di percorsi commerciali veri e propri (come tipicamente i viali dei centri cittadini) e poi la nascita e lo sviluppo di grande placche commerciali (centri commerciali). In questa fase di consumismo di massa nasce una esigenza di personalizzazione quasi estrema dello spazio abitativo che investe sia gli ambienti interni che sopratutto gli spazi esterni.

I centri commerciali caratterizzano in maniera importante i sistemi insediativi.

I centri commerciali caratterizzano in maniera importante i sistemi insediativi.

E’ proprio in questi territori dell’edificazione diffusa che si sentono maggiormente gli effetti in termini di immagine: vengono sempre maggiormente sostituiti gli intonaci di facciata da rivestimenti mattone a vista, gli aggetti crescono e sempre più spesso vengono realizzati gli spazi per il ricovero delle automobili nei pressi delle abitazioni. Si nota una moltiplicazione degli spazi colonnati, dei portici e dei pergolati, nascono i modelli di vita nel verde.

Questo significa uno sviluppo per status ed espressione d’immagine di alcune zone e quartieri della città: si passa dai nuclei più operai e disagiati alle zone caratterizzate da una personalizzazione diversa degli spazi e delle abitazioni che caratterizza nuclei famigliari più agiati.

Nel corso degli ultimi anni invece si è assistito un pò ad una inversione di tendenza, ovvero una esigenza maggiormente legata ad uno standard di qualità urbana finalmente reale e misurato ad un sistema insediativo organizzato e confortevole per gli abitanti.

Gli ultimi decenni del secolo scorso si sono caratterizzati per una forte presenza di aree dismesse generate dalla delocalizzazione o la chiusura definitiva di grandi comparti industriali nelle medie e grandi città.

Queste grandi cesure nel tessuto urbano sono state l’occasione, non sempre colta al meglio, per la realizzazione di sistemi di servizi e il ridisegno degli spazi aperti e collettivi. Questi interventi si caratterizzano per una migliore efficacia in territori come l’Emilia e il Piemonte dove la tradizione civica-urbana è forte ed è in grado di affiancare al risvolto civile un processo di valorizzazione commerciale molto valido e in grado di garantire un ottimo funzionamento del sistema.

Il recupero dei centri storici

Il centro storico di Napoli

Nelle grandi città del meridione invece le operazioni di recupero urbano riguardano essenzialmente i centri storici e quartieri di edilizia economico-popolare. Gli interventi sui centri storici hanno restituito fruibilità a molti spazi che risultavano in parte abbandonati e hanno risvegliato un timido turismo culturale che sembrava sopito.

Le periferie

Le periferie invece presentano le maggiori criticità in quanto si scontrano con realtà decisamente più complesse. Anche nelle grandi città del nord in alcuni casi la ristrutturazione urbanistica non hanno avuto l’efficacia di intervento come è avvenuto in altre città europee.

Nel nostro paese la profonda trasformazione demografica che ha investito le nostre città ha contribuito ad una trasformazione del tessuto non per grandi porzioni ma generalmente si è caratterizzata per continue reinterpretazioni degli spazi e del riuso dei manufatti mediante numerose microtrasformazioni edilizie.

L’urbanizzazione costiera e valliva si sviluppa ulteriormente, le grandi aree distrettuali caratterizzate da una dinamicità importante vedono una estensione importante del suolo urbanizzato, una notevole integrazione dello spazio costruito e la diffusione di nuove ed intensive tipologie edilizie.

In molti casi l’effetto complessivo è un congestionamento e una articolazione complessa dei sistemi degli insediamenti in cui gli spazi aperti sono interclusi nel flusso continuo e incessante del tessuto urbano.

In altre realtà invece, che sono in maniera più marginale coinvolte da questi processi di valorizzazione demografica, si stabilizzano su un equilibrio differente in cui il paesaggio degli spazi aperti rimane prevalente e  il tessuto urbano è ibridato con il paesaggio rurale.

Si creano dunque fondamentalmente due grandi famiglie di ambienti insediativi che caratterizzano parte dei nostri territori: un sistema che si fa sempre più denso e congestionato, anche se in forme discontinue e un ambiente ibrido che mantiene più stabilmente i tratti rurali e i caratteri del tessuto urbano con inserti di piccoli comparti industriali agricoli e residenziali.

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